Banner

Iscrizione Newsletter

Per ricevere periodicamente la nostra newsletter iscriviti inserendo il tuo indirizzo e-mail. Attenzione: il servizio è attivo solo per le caselle @campus.rieti.it rilasciate con la University Card.


Bamboccioni. E c'è chi a quarantaquattro anni pretende la paghetta PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 27 Gennaio 2010 16:15
paghettaSfiduciati, un po’ depressi e con nessuna voglia di riprovarci. Quello che all’inizio può sembrare uno stile di vita provvisorio, a lungo andare può diventare una condizione permanente: patologicamente bamboccioni

Fonte: Il Messaggero
di Valentina Arcovio

E così si rischia di perdere gran parte della propria vita in attesa di una manna dal cielo che ribalti da sola la situazione. Una manna che il più delle volte non arriva finché alla fine ci si ritrova sdraiati sul lettino a parlare con uno psicologo. Di casi come questi Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma, ne ha visti tanti ed è proprio per questo che invita i giovani a «non cullarsi nella loro condizione di bamboccioni e a lottare per la propria indipendenza».

Emblematico è il caso di un 44enne che viveva in famiglia con una mamma molto permissiva. «Pretendeva che i genitori – racconta la psicologa – lo mantenessero mentre lui viaggiava e pensava solo a divertirsi». Finché, dopo aver fatto i conti con la droga e dopo aver avuto una terribile esperienza in carcere, ha deciso di chiedere aiuto a un esperto.

«Questo è ovviamente un caso estremo – precisa Oliverio Ferraris – che però serve a capire quanto sia pericoloso non emanciparsi dai genitori». Ci sono infatti storie molto meno drammatiche che pure raccontano la vita di giovani adulti che, per vivere a lungo come bamboccioni, alla fine hanno dovuto affrontare forme più o meno lievi di depressione. Come nel caso di una 32enne, figlia di genitori separati, che pretendeva una paghetta mensile.

«Prima voleva cantare – racconta la psicologa – poi voleva suonare il pianoforte. Si è iscritta all’università e dopo un po’ ha abbandonato anche gli studi. Nel frattempo, sfruttava i sensi di colpa dei genitori divorziati per ricattarli e farsi mantenere». Un altro esempio di bambocciona patologica. E anche in questo caso i soldi non sono stati una discriminante della condizione. Ecco perché la possibilità di usufruire di un sussidio statale di 500 euro al mese alla fine potrebbe trasformarsi in un boomerang. «All’inizio il problema può essere solo economico», dice Oliveiro Ferraris. «Ma quando un giovane – conclude – non riesce a realizzare le proprie ambizioni deve avere la maturità di cercare una strada alternativa. Essere bamboccioni a vita porta inevitabilmente all’instabilità e alla depressione».
 

© 2008-2011 Sabina Universitas - Polo Universitario di Rieti S.C.p.A.
P.I. 00982440570 - Tutti i diritti riservati.