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Università, in un documento diciassette sigle contro il DDL Gelmini PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 20 Gennaio 2010
tocco"Le organizzazioni e le associazioni sindacali della docenza universitaria hanno approvato un documento sul ddl governativo relativo all’Università in cui si mettono in evidenza i punti più critici del disegno di legge

Fonte: Rassegna.it

Il documento sarà utilizzato per gli incontri con i Gruppi parlamentari e le forze politiche". Lo rende noto la Flc Cgil attraverso il suo sito web.

"Le soluzioni proposte dal ddl governativo sull'Università - si legge nel documento firmato da 17 sigle - non consentono il rilancio dell'Università pubblica come Istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di adeguati investimenti a copertura degli interventi previsti sulla qualità del Sistema; interventi peraltro al di fuori di un progetto strategico sul ruolo, la funzione e la missione dell'Università".

Sono diversi i punti ritenuti "particolarmente critici" da Adi, Adu, And, Andu, Apu, Cipur-Consal, Cisl Università, Cnu, Cnru, Confsal, Flc-Cgil, Rdb-Cub, Snals-Dcoenti Università, Sun, Udu, Ugl-Università e Ricerca, UilPa-Ur: l'università pubblica non viene più indicata come "sede primaria della ricerca"; l'autonomia del sistema universitario viene svuotata sia a livello locale sia a livello centrale, concentrando in poche mani (il rettore e il consiglio di amministrazione) il potere di gestione degli atenei e assoggettando il ministero competente a quello dell'economia; i previsti meccanismi concorsuali potrebbero addirittura accentuare il localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito.

Criticata anche "la istituzione della figura del ricercatore a tempo determinato, in aggiunta alla pletora di figure post-dottorato", che sempre secondo sindacati e associazioni, "aggrava il problema del precariato. Deve, invece, essere prevista - continuano - un'unica figura pre-ruolo, dotata di autonomia e responsabilità diretta di progetti di ricerca". Viene contestato, inoltre, la progressione economica dei professori e dei ricercatori, "completamente affidata alla discrezionalità dell'esecutivo, di fatto del ministro dell'Economia, tramite una delega i cui unici vincoli causerebbero penalizzazioni stipendiali anche a coloro che venissero valutati positivamente".

Tra gli altri punti sotto accusa: l'assenza "di qualsiasi riferimento al destino degli attuali ricercatori di ruolo" e il fatto che non venga "prevista alcuna riforma del dottorato di ricerca che è invece necessaria e urgente anche per la formazione alla docenza". Così come "la nuova figura del `direttore generale' (che rischia di sovrapporsi a quella del rettore)" e "le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche e rinviano ad una delega totale all'Esecutivo, invece di ridefinire un welfare studentesco oggi palesemente inadeguato".

Le organizzazioni ritengono infine inaccettabile la differenziazione del regime pensionistico tra le varie figure docenti: in particolare "denunziano i prepensionamenti di associati e ricercatori, in corso in diversi atenei, sulla base di recenti normative incoerenti e discriminatorie".
 

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