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Nuova sentenza d'appello. Ancora preoccupazioni su tumori e telefonia PDF Stampa E-mail
Attualità
Martedì 29 Dicembre 2009 10:50
telefoniniTorna l'attenzione sulla malattia professionale da uso di telefoni mobili

Fonte: Medeu
di Anna Laura Casano

Pochi giorni fa la sentenza in Corte di Appello da parte del Tribunale del Lavoro di Brescia ha riaperto la pagina sulla correlazione tra l’uso di cellulari e cordless e i tumori . La sentenza, che viene considerata difficilmente ribaltabile della Cassazione parla chiaro: il telefonino è stato considerato una concausa all’insorgere del tumore al trigemio del Sig. Marcolini. L’esposizione a radiofrequenze, per un tempo prolungato, ha molto verosimilmente avuto un ruolo concausale nell’evoluzione della malattia.
In primo grado il giudice del lavoro aveva bocciato le tesi del manager, ma in appello la sentenza è stata ribaltata ed è stata riconosciuta l´invalidità nella misura dell´80%.

Per anni la correlazione tra le onde elettromagnetiche dei cellulare e i tumori al cervello sono stati oggetto di ricerche contrastanti e si è potuto osservare un certo silenzio in merito all’argomento. Oggi un Tribunale del Lavoro riapre la questione.

Nonostante tutta una serie di ricerche tranquillizzanti, molti esperti insistono nel limitare l’uso del cellulare, anche perché gli effetti negativi potrebbero appunto manifestarsi dopo periodi di esposizione molto lunghi. Una recente ricerca danese pubblicata dal Journal of the national cancer institute e condotto dall' Istituto di Epidemiologia dei Tumori di Copenaghen, ha analizzato il rapporto tra l'uso del telefonino e l'incidenza di alcune forme di tumore cerebrale in un arco di tempo di 30 anni. Lo studio era giunto alla conclusione che non emerge alcun cambiamento significativo da quando l'oggetto è entrato a far parte della vita di tutti. Ma gli studiosi invitano comunque alla cautela e ribadiscono che si tratta di dati provvisori, considerando appunto che gli effetti potrebbero manifestarsi solo dopo lunghi periodi.

Il caso del Sig. Marcolini infatti si caratterizza per il fatto che la sua esposizione a campi elettromagnetici da cellulare è decisamente superiore rispetto a quella che è l’esposizione media della popolazione. Si stima infatti che negli ultimi 10 anni il Sig. Marcolini avesse utilizzato il cellulare per motivi lavorativi per oltre 15.000 ore.

L’episodio sta avendo una risonanza internazionale, per le società di telefonia la situazione potrebbe mettersi male e temono una raffica di richieste di risarcimento. Marcolini sta vincendo la sua battaglia grazie al sostegno specialistico di due consulenti che da anni si occupano della problematica: i professori Giuseppe Grasso, neurochirurgo di Brescia e il professor Angelo Gino Levis, oncologo e ordinario di Mutagenesi Ambientale all´Università di Padova. Il dott. Levis ha affermato che 'è necessario dare alla popolazione una corretta informazione, smascherando le informazioni tranquillizzanti, non per terrorizzare ma per imparare a fare un uso intelligente della tecnologia e ai responsabili della sanità per prendere delle misure cautelative'.

Il silenzio sui reali rischi è spesso legato ai conflitti di interessi, molti scienziati autorevolissimi si sono occupati di leggere e smascherare ricerche apparentemente tranquillizzanti analizzando i dati e risalendo al modo in cui questi sono stati ottenuti e interpretati, tra questi il professore svedese Lennart Hardell dell´University Hospital di Orebro, considerato tra i massimi studiosi dell´argomento.

Proprio gli ultimi 4 lavori del Prof. Hardell e quelli dell’austriaco Kundi sono stati citati in appello dal tecnico nominato dal Tribunale, che ha premesso che 'l’analisi della letteratura non porta ad un giudizio esaustivo ma, con tutti i limiti insiti nella tipologia degli studi, un rischio aggiuntivo per i tumori cerebrali ed in particolare per il neurinoma è documentato dopo esposizione per più di 10 anni alle radiofrequenze emesse dai cordless e dai cellulari'. Di conseguenza uno studio veritiero dovrebbe innanzitutto esaminare soggetti che utilizzano questi strumenti da più di 10 anni, poiché è questo il periodo di tempo che occorre per il manifestarsi degli eventuali danni.
 

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