Attentato alla Bocconi, si cerca la verità nei video di sorveglianza
Attualità
Venerdì 18 Dicembre 2009 10:50
bocconiIn ateneo le lezioni si sono svolte regolarmente. Maroni: «Massima allerta». In serata falso allarme bomba

Fonte: Corriere della Sera

La Procura di Milano ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, previsto dall'articolo 280 bis del codice penale, in relazione all'attentato fallito all'Università Bocconi, rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale. Si cercano intanto collegamenti con episodi recenti e passati, ma si cercano anche nelle immagini video del circuito di videosorveglianza dell'ateneo elementi utili per risalire a chi possa aver sistemato il congegno esplosivo. «Chi ha sistemato l’ordigno - fa osservare una fonte investigativa - sicuramente doveva conoscere bene quell’edificio e come muoversi». Sui pacchi bomba c'è la massima allerta, ha spiegato in serata al Tg5 il ministro dell'Interno Roberto Maroni. Il titolare del Viminale ha detto di «non sottovalutare» i recenti episodi sottolineando che quello alla Bocconi, per Maroni, «si aggiunge a quello di Gradisca di Isonzo e ad altri collegati comunque agli ambienti del terrorismo interno o internazionale: c’è la massima allerta dal punto di vista investigativo - ha concluso il ministro - per scoprire le ragioni, chi organizza questi attentati e per impedire che succedano in futuro». Sempre in serata, intorno alle 20.30, è scattato alla Bocconi un allarme bomba rivelatosi falso. Un passante ha visto uno zaino abbandonato davanti a uno degli ingressi dell'università in via Sarfatti e ha avvertito il 113 pensando che potesse contenere un ordigno. Gli artificieri arrivati sul posto hanno accertato che si trattava di una sacca che conteneva dei vestiti.

IL VERTICE IN PREFETTURA - Giovedì mattina si è tenuto un vertice in prefettura per discutere le misure da adottare. Al vertice erano presenti il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, il questore Vincenzo Indolfi, il comandante provinciale dell'Arma dei Carabinieri colonnello Sergio Pascali e il comandante provinciale della Guardia di Finanza generale Attilio Iodice. Nel corso dell'incontro è stata effettuato un approfondito esame della situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica in città, a seguito del ritrovamento dell'ordigno inesploso ritrovato in un tunnel dell'Università Bocconi. È stato deciso di intensificare i servizi di sorveglianza presso gli obiettivi considerati a rischio e di elevare il livello dell'attività investigativa per prevenire il ripetersi di episodi analoghi. Il prefetto Lombardi ha anche sentito il sindaco Letizia Moratti. con cui ha concordato di seguire congiuntamente l'evolversi della vicenda.

L'ORDIGNO - Gli uomini della Digos stanno lavorando ad una informativa da trasmettere alla procura di Milano su quanto accaduto alla Bocconi. L'informativa arriverà sul tavolo del procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro che coordina le indagini. Stando ai primi accertamenti l'ordigno, costituito da un cilindro metallico infilato all'interno di una conduttura per tubi elettrici che si trova nel tunnel dell'università, sarebbe esploso solo in parte, e in particolare nel suo innesco. L'esplosivo, invece, circa un chilogrammo di polvere simile alla dinamite, sarebbe rimasto intatto. Ciò si spiegherebbe col fatto che il rudimentale ordigno sarebbe stato costruito male, anche se il timer ha funzionato perfettamente. Resta ora da capire come sia stato possibile collocare la bomba nel tunnel dell' università, aperto dalle 7 alle 20 e di solito molto frequentato dagli studenti che lo usano per passare dalla scuola di direzione aziendale o dal pensionato alle aule dell'ateneo.

CLIMA TRANQUILLO IN UNIVERSITA' - Fra studenti e docenti dell'Università Bocconi giovedì mattina si respirava un clima abbastanza tranquillo. L'attentato viene visto come un gesto politico, l'attacco a un simbolo della cultura e dello studio. Ma l'ora, le 3, il luogo, un sottopassaggio chiuso, e anche i modestissimi danni non hanno provocato particolare paura. Nessuno se ne è accorto e tutti hanno saputo dell'accaduto dai media. A parte la presenza di telecamere e giornalisti, nell'università tutto si è svolto come al solito. Anche il passaggio dov'era stato collocato l'ordigno è stato normalmente riaperto. «Il nostro è un ambiente sereno e dove ci si impegna e quindi mi sembra evidente che la matrice sia esterna - ha osservato Paolo Mottura, docente di Economia dei mercati finanziari -. Non mi risulta che vi siano state minacce specifiche, la situazione oggi era normale. Certo siamo rimasti molto stupiti perché è raro che una università venga colpita, e poi ovviamente è un episodio che preoccupa». «Nessuno si è accorto di quello che era successo, abbiamo saputo tutto ieri dai siti dei quotidiani e poi stamani dai giornali - ha spiegato Maria Cuomo, 20 anni, che frequenta il Corso di economia e scienze sociali -. Fa impressione che venga colpito un simbolo come l'università, e lo affermerei per qualsiasi altro ateneo, ma non direi che gli studenti ora abbiano paura».

IL RETTORE: NON CI FERMIAMO - «La Bocconi è, e continuerà a essere, un luogo pacifico di dialogo e confronto, che respinge fermamente qualunque chiusura e dove possiamo sentirci liberi di interagire serenamente. Così sarà anche in futuro». Lo afferma il rettore dell'università milanese Guido Tabellini, che sottolinea inoltre: «La sicurezza del nostro ateneo non è in discussione. Anche in questo settore, come in tutto quello che ci riguarda, l'università è costantemente impegnata per migliorare ed aggiornarsi». «Come sapete - scrive Tabellino in un messaggio rivolto a chi studia e lavora nell'ateneo e che sarà inviato anche ai giornali - la nostra università è stata oggetto di un inaspettato e incomprensibile atto di violenza. L'episodio, che ci ha colpito più nei cuori che nella realtà, ci spinge a riflettere sull'importanza della nostra missione: aiutare i giovani a costruirsi un futuro, accumulare conoscenze, diffondere le idee e i valori di una società libera, aperta, pluralista e multiculturale». «Ogni giorno il nostro campus è frequentato e vissuto da alcune migliaia di persone che vengono da tutto il mondo e che qui si incontrano per studiare, lavorare, fare ricerca, crescere prima di tutto come cittadini consapevoli e responsabili. Ciò è quanto è accaduto anche ieri, e quanto sta accadendo oggi. Nessuna delle attività che ci vede coinvolti si è fermata o è stata svolta in modalità differenti dal solito», aggiunge. «La Bocconi, anzi, ieri - sottolinea il rettore - ha vissuto uno dei momenti di massima apertura e coinvolgimento nei confronti della città. Con l'inaugurazione del progetto Bocconi Art Gallery, il nostro ateneo in poche ore ieri ha raccolto oltre 3mila persone che hanno trascorso con noi una serata, nella massima serenità».

LA FEDERAZIONE ANARCHICA ITALIANA SI DISSOCIA - «Il nome degli anarchici viene strumentalmente associato a deliranti rivendicazioni che accompagnano detonazioni e fiammate», scrive su Indymedia la Federazione Anarchica Italiana, che ha lo stesso acronimo, Fai, del gruppo Federazione anarchica informale che ha rivendicato l'ordigno collocato all'università Bocconi di Milano e il pacco bomba inviato al Cie di Gradisca d'Isonzo (Gorizia). «La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana (Fai) - si legge nel messaggio - denuncia la natura oggettivamente provocatoria e antianarchica delle esplosioni di Milano e Gradisca d'Isonzo». L'acronimo Fai, si legge ancora, «associato a una presunta "Federazione anarchica informale", torna a essere vigliaccamente utilizzato per creare confusione e gettare discredito sull'impegno quotidiano profuso a viso aperto dai militanti e dai simpatizzanti della Federazione Anarchica». Nel comunicato, tra le altre cose, si esprime «tutto il nostro sdegno per l'infamia di questi atti, funzionali alle logiche del potere».
 

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