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| Buone e cattive notizie dal decimo rapporto sullo Stato del Sistema Universitario |
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| Attualità |
| Giovedì 17 Dicembre 2009 09:33 |
Presentato a Roma nella sede del Cnr, a otto anni dalla riforma, dal Comitato nazionale per la valutazione del Sistema Universitario (Cnvsu) presieduto da Luigi BiggeriFonte: Unimagazine Le buone notizie sono che tra il 2006/07 e 2007/08 sono diminuiti gli abbandoni tra il primo e il secondo anno (dal 20% al 17,5%) e che i laureati annuali in Italia sono ancora circa 300 mila. La cattiva è che sono aumentati i tempi per conseguire la laurea triennale, che ora sono già pari a 4,7 anni superando, oggi come allora, con il vecchio ordinamento, il 50% della durata canonica. Il rapporto rileva quindi come diminuisce il numero di iscritti e di immatricolati, dopo i picchi toccati a seguito dell'avvio della riforma: nel 2007/2008 gli immatricolati sono a quota 307 mila 533, erano 338 mila nel 2003/2004. Ancora, nel 2002/03 i "maturi" che si iscrivono al'università sono il 74,5%, nel 2007/2008 sono il 68,4%. Nell'arco dei dieci anni migliora la percentuale degli «studenti regolari», ovvero degli iscritti in corso: sono oltre un milione, pari al 60,2% nel 2007/08, erano il 56,3% nel 1998/99 (vecchio ordinamento). Diminuiscono anche gli abbandoni tra il primo e il secondo anno. Le mancate iscrizioni al II anno per la prima volta sono scese al 17,5% nel 2007/2008, aggirandosi attorno al 20% dal 1998/1999, anche se, in presenza di questo dato, il Cnvsu sottolinea la necessità di anticipare l'attività di orientamento dei "maturandi" che si vogliono iscrivere all'università, accanto all'erogazione di informazioni più strategiche per il giovane e la sua famiglia. Tuttavia, rileva ancora il rapporto, gli studenti che si impegnano a tempo pieno sono poco più di un milione e quindi molti meno del milione e 800 mila iscritti. I laureati sono 293mila84: erano circa 171 mila800 nel 2001, e oltre 300 mila dal 2005. A partire dal 2001, a seguito dell'introduzione della riforma dei corsi di studio, si registra un incremento dei laureati in età compresa fra i 22 e i 24 anni e, al tempo stesso, un incremento della quota dei laureati in età più "avanzate", ossia in età pari a 35 e superiori. Va sottolineato come, per ogni 100 immatricolati nel 2004-2005, si registrino circa 57 laureati nel 2008. Nei corsi pre-riforma erano 46 laureati ogni 100 immatricolati. Tuttavia si registra negli ultimi tre anni un peggioramento della percentuale dei laureati in corso: meno di uno su tre si laurea nei tempi previsti (29,9%), erano il 39,9% nel 2005. Inoltre, negli ultimi cinque anni, soltanto l'1,3% decide di svolgere un periodo di studio all'estero. Il rapporto evidenzia quindi da parte degli atenei una mancanza di programmazione sul fronte del personale docente, in particolare la mancata programmazione degli accessi (riguardanti i dottori di ricerca, gli assegnisti e i ricercatori) e le modalità di richiesta dei posti da mettere a concorso hanno favorito l'aumento relativamente maggiore del numero di professori ordinari: su un incremento di 12 mila 753 unità (in media +23,5%), l'ascesa ha riguardato in particolare i professori ordinari (+45%) e i ricercatori (+39%), mentre risulta quasi costante il numero dei professori associati (+2%). Nello stesso periodo, i costi del personale docente di ruolo sono cresciuti del 50%, anche per effetto di scatti di anzianità, ecc., e ciò ha contribuito, assieme alla riduzione dei finanziamenti statali, a far aumentare le criticità dei bilanci delle università. La classe docente è sempre meno giovane: oltre un docente su 4 ha più di 60 anni (era uno su 6 nel 1998), e si innalza di 1 anno e mezzo l'età di ingresso dei ricercatori, oggi a quota 36,3 anni. Inoltre, l'auspicata mobilità dei docenti non ha dato i frutti attesi: riguardo alle progressioni di carriera, le procedure concorsuali adottate dagli atenei e le norme di contenimento della spesa hanno favorito, nelle scelte operate dalle università, le promozioni interne di docenti già in servizio. In questo avvicendarsi di aspetti positivi e negativi emergono alcuni elementi molto incoraggianti, accanto a sostanziali novità. Prima di tutto, dal 2001/2002 è cresciuta la capacità degli atenei di corrispondere le borse di studio agli aventi diritto, passata dal 66% del 2001/202 all'82,3% del 2007/2008, con la punta del 98,1% al Nord, il 95,9% al Centro e il 60,7% al Sud. Aumentano i posti alloggio disponibili, anche per effetto del cofinanziamento ministeriale al 50% del costo di nuovi alloggi, con un grado di copertura maggiore nelle regioni del Centro Nord (Trentino, Marche ed Umbria) e in Calabria, dove è presente il grande centro residenziale dell'Università. Gli atenei si rivelano maggiormente attenti a favorire l'incontro degli studenti con il mondo del lavoro e dimostrano una accresciuta capacità di spesa per l'organizzazione di stage e tirocini. I piccoli atenei del Nord e gli atenei medi del centro registrano le performance migliori con 35 tirocini attivati ogni 100 studenti. Al Sud, in media, i tirocini sono pari a 21, ogni 100 iscritti. Si rileva comunque che il livello di questi servizi agli studenti è ancora molto basso nel nostro Paese, per cui è opportuno un maggiore investimento. Cresce anche la capacità imprenditoriale degli Atenei di attrarre finanziamenti da soggetti esterni e, nell'arco dell'ultimo anno, si riduce la «forbice» fra Nord e Sud. L'aumento delle risorse esterne, procacciate attraverso convenzioni, contratti e vendita di servizi a imprese e istituzioni, è del 12% rispetto al 2006 e del 52% rispetto al 2005. |
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