| Università della Tuscia. L'ateneo investe sulla sede di Cittaducale |
| Attualità |
| Lunedì 07 Dicembre 2009 11:46 |
Qualche giorno fa l’Università della Tuscia ha varato due importanti interventi mirati a coprire un posto di professore associato e uno di ricercatore presso la sede distaccata di Rieti - CittaducaleFonte: Tuscia Web di Gianluca Piovesan e Bartolomeo Schirone (docenti del Dipartimento di tecnologie ingegneria e scienze dell’ambiente e delle foreste della Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia di Viterbo) Questo nuovo sforzo dell’Ateneo viterbese per il rafforzamento della sede reatina offre l’occasione per rispondere ad alcune affermazioni comparse qualche tempo fa su “Il Messaggero”. Si sosteneva la necessità di chiudere alcune sedi periferiche dell’Università della Tuscia, tra cui quella di Cittaducale. Niente di più sbagliato in quelle affermazioni del tutto personali. La sede distaccata di Rieti - Cittaducale è di grande importanza per il territorio. Il Polo Universitario, denominato Sabina Universitas, a cui partecipano l’Università di Roma La Sapienza e quella della Tuscia con tre Facoltà, Ingegneria, Medicina e Agraria ubicate rispettivamente, a Rieti città, Santa Rufina e Cittaducale (a 5 Km da Rieti) dove ha anche sede la Scuola centrale del Corpo Forestale dello Stato. La sede di Cittaducale, aperta quindici anni fa, ospita un corso di laurea in Scienze e Tecnologie per la Conservazione delle Foreste e della Natura che finora ha sempre avuto un numero di immatricolazioni annue oscillante tra 30 e 60 e un numero totale di studenti compreso tra 150 e 200. Si tratta di un’offerta formativa ormai consolidata che riscuote un gradimento paragonabile a quello medio dei corsi forestali europei. A tal proposito va tenuto presente che nelle altre nazioni d’Europa il numero dei corsi forestali è notevolmente più basso di quelli offerti dalle Università italiane. D’altro canto, la presenza a Cittaducale della Scuola del CFS ha reso questa località un polo forestale di primo piano da oltre un secolo. L’intesa tra Università e CFS è stato immediata tanto che oggi gli allievi agenti trascorrono il loro anno di formazione di base sotto la guida dei docenti della Tuscia. Ne è scaturito un connubio fruttifero di una reale sinergia tra enti dello Stato in cui docenti, studenti e personale del Corpo collaborano con il fine ultimo di tutelare e conservare la natura del nostro Paese. Si può inoltre affermare che si tratta di uno di quei casi in cui lo Stato ha sperimentato con successo una politica “sul territorio”, indirizzata anche a fini sociali, in realtà geografiche che altrimenti sarebbero state destinate alla marginalità economica. Ma anche sul piano della ricerca la sede di Cittaducale ha fornito risultati degni di rilievo. Oltre a tanti studi specifici sul territorio, è lì che è stata istituita la prima Banca centrale del DNA forestale, un’iniziativa che, per impostazione, risulta assolutamente all’avanguardia a livello internazionale. O anche il Centro Internazionale per lo Studio delle Spezie e degli Aromi Naturali (CISSAN) che, sebbene di recentissima istituzione, sta riscuotendo convinti consensi. Tutti queste considerazioni hanno portato l’Università della Tuscia ad investire nella sede di Cittaducale che, alla luce della recente riforma “Gelmini”, diventa strategica per lo sviluppo della Facoltà e dell’intero Ateneo viterbese. Il mondo dell’Università sta cambiando ad una velocità mai conosciuta prima. E’ pertanto possibile che tra qualche tempo la chiusura della sede reatina possa risultare una scelta giusta. Al momento, però, non è così. E’ dunque il caso dunque di riconoscere, come avviene, l’operato di chi ha finora onestamente e tenacemente lavorato per lo sviluppo della Facoltà di Agraria, Amministrazione inclusa che peraltro ha testè attribuito un posto di ricercatore a tempo determinato a Cittaducale. Occorre invece evitare accuratamente che inventa strane manovre che hanno il solo risultato di arrecare un danno agli studenti disorientandoli. |
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