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Università, così cambia la Sapienza. Facoltà dimezzate: Lettere sparisce PDF Stampa E-mail
Attualità
Venerdì 04 Dicembre 2009 10:23
sapienzaLa rivoluzione del rettore Frati. I nuovi accorpamenti

Fonte: la Repubblica
di Viola Giannoli e Chiara Righetti

AlLa Sapienza c´è la rivoluzione. Non quella dell´Onda, ma quella votata pochi giorni fa dal Senato accademico «con 40 voti a favore, tre persone uscite dalla sala e due astenuti», sottolinea il rettore Luigi Frati. E che in soli 45 giorni cambierà i connotati all´ateneo: il 15 gennaio 2010, i dipartimenti dagli attuali 105 saranno ridotti a una cinquantina, ciascuno con 50-60 docenti. Ed entro il 31 ottobre le facoltà, oggi 23, diventeranno dodici.

Tra studenti e professori circola già una mappa, anche se non ufficiale, della Sapienza dopo il terremoto. Con una facoltà come Lettere che scompare, almeno sulla carta. Le quattro di area umanistica diventano due: Scienze umanistiche, appunto, e un´altra che, sotto il nome sibillino di Cooperazione e rapporti internazionali, riunisce nientemeno che Lingue, Storia e Studi orientali. Accorpate pure Scienze politiche e Giurisprudenza, Scienze statistiche ed Economia e via fantasticando con numeri di docenti e personale: perché le facoltà - è l´altro punto fermo - dovranno essere equilibrate. Geometrie? Passatempi? Ipotesi elaborate dai tecnici, che dovranno passare al vaglio del Senato? Se i docenti interpellati commentano che «è solo una delle ipotesi in campo e non la migliore», Frati nega recisamente di esserne il padrino: «Un mio progetto sarebbe un´imposizione».

E spiega che il processo di aggregazione sarà spontaneo, «costruito anche con gli studenti», che sono rappresentati nei consigli di dipartimento, nel Senato accademico, nel Cda. «Proprio nell´ultima riunione del Senato - esemplifica - due dipartimenti hanno scelto di accorparsi secondo i nuovi criteri». Totale libertà dunque? «Ma sulla base di progetti culturali, non di amicizie tra professori. È logico che se ci sono due dipartimenti gemelli dovranno aggregarsi, mentre magari finora condividevano la biblioteca e litigavano sugli orari. Storia andrà con storia, chirurgia con chirurgia, diremo basta alle aggregazioni insensate». Ma alla domanda se lo stesso avverrà con le facoltà, il rettore precisa: «Non sarà automatico che due Architettura diventino una. La prima potrebbe aggregarsi a Sociologia, l´altra a Ingegneria: il cuore dei nuovi progetti saranno la didattica e la ricerca».

Si chiuderà a gennaio la scelta dei dipartimenti da unificare. Poi si passerà alle facoltà. Frati smentisce che la riforma stia creando ansie e malumori fra i "baroni": «I numeri del voto in Senato accademico lo dimostrano. Se poi c´è qualcuno che non vuol perdere i propri privilegi, dovrà comunque adeguarsi». Gli effetti? «Un netto risparmio sul piano organizzativo». E pure sugli stipendi? «Il bonus per i presidi di facoltà è di poche centinaia di euro. Si tratta piuttosto di un enorme sforzo di razionalizzazione, che finalmente ci porta nella direzione degli atenei che funzionano».
 

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