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| L'aspetto dell'uomo del futuro: superatleta e cervello-computer |
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| Attualità |
| Lunedì 30 Novembre 2009 09:29 |
Quattro scienziati rispondono al National Geographic sull'evoluzione della nostra specie che sarà costretta ad adattarsi a differenti condizioni di vita. Tecnologia e medicina ci trasformeranno in ultra-umaniFonte: la Repubblica di Luigi Bignami Una copia della prima edizione dell'opera magna di Charles Darwin è stata appena battuta all'asta da Christie's a 114.560 euro. Cinquant'anni fa un privato l'aveva comprata a pochi euro. E ora il National Geographic si chiede quale potrà essere il futuro dell'umanità dal punto di vista evolutivo. Continuerà cioè, ad evolversi, come stanno facendo altre specie viventi sulla Terra o quel processo è terminato? La risposta di vari scienziati ha portato a quattro scenari molto diversi gli uni dagli altri. Il primo vuole che l'evoluzione sia conclusa. Questa ipotesi è sostenuta da Ian Tattersall, antropologo del Museo di Storia Naturale di New York, che spiega: "Guardandoci alle spalle, vediamo un lungo cammino dell'evoluzione dell'uomo e questo potrebbe portarci a supporre che essa continuerà in futuro. Ma questa è un'ipotesi errata". Secondo Tattersall, infatti, la teoria dell'evoluzione suggerisce che le innovazioni genetiche possano avvenire solo là dove vi sono popolazioni isolate. Ne sono un esempio proprio le variazioni di specie dei fringuelli delle Galapagos, che hanno permesso a Darwin di formulare la sua teoria. Ma poiché l'uomo si è diffuso notevolmente su tutto il pianeta risulta assai difficile, secondo il ricercatore, che una variazione genetica possa diventare comune a tutta l'umanità. Dello stesso parere è anche Steve Jones, professore di genetica dell'Università College London, che esprime il suo pensiero in un lavoro che ha rivisto in chiave moderna la Teoria di Darwin. Per Jones "la popolazione umana potrà diventare più omogenea rispetto ad oggi, ma la "macchina di Darwin" ha perso la sua forza". Secondo Jones, infatti, la "sopravvivenza del più forte" è un meccanismo che non interessa più l'umanità nel suo insieme. Non sarà più solo il più forte a sopravvivere, perché anche i deboli, grazie alla medicina, possono avere una vita lunga e trasmettere i propri geni ai "più forti". Per altri scienziati invece, l'evoluzione potrà lavorare sull'uomo ancora a lungo, tant'è che in una ricerca pubblicata recentemente su "Proceedings ot the National Academy of Science", si ipotizza, ad esempio, che le donne del futuro saranno più basse e robuste. Un team dell'Università di Yale, guidato da Stephen Stearns, ha scoperto che le donne attuali con tali caratteristiche, dovute a particolari cicli dell'ovulazione, tendono ad avere più figli rispetto a donne con caratteristiche fisiche diverse. E tali peculiarità vengono trasmesse ai figli che, dunque, dovrebbero aumentare di numero. Anche secondo Geoffrey Miller, uno psicologo evoluzionista, c'è ancora spazio per un uomo diverso da quello odierno. "Oggi si tende sempre più a scegliere un compagno di vita che ha successo dal punto di vista economico, una selezione naturale che tende a dare spazio alle persone più intelligenti". Una terza ipotesi vuole che l'evoluzione dell'uomo non sarà più legata a fattori biologici, ma a quelli tecnologici. Il futuro vedrà una selezione "innaturale" e non più naturale. Secondo Nick Bostrom, direttore del Future of Humanity Institute dell'Università di Oxford, l'evoluzione darwiniana viaggia su un binario troppo lento rispetto a quanto sta accadendo all'umanità, che sarà sempre più oggetto di clonazioni, di variazioni genetiche artificiali, di nanotecnologie. Questa visione del futuro dell'uomo vede un futuro di supersoldati e di atleti, al cui confronto quelli di oggi sono nulla, e addirittura viene evocata l'immortalità, in quanto, scannerizzando il cervello umano atomo per atomo, sarà possibile trasferire la sua struttura e quindi anche la mente ad un computer che potrà vivere in "eterno". La quarta possibilità, infine, vede l'uomo in evoluzione quando si troverà isolato su lontani pianeti che saranno stati colonizzati. Là, secondo John Hawks, antropologo all'Università Wisconsin-Madison, l'uomo si troverà così isolato che ciò gli permetterà di evolversi per adattarsi ai nuovi mondi. Ma forse non lo potrà raccontare a nessuno. |
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