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Il rettore dell'Alma Mater di Bologna: "Le matricole sono semianalfabete" PDF Stampa E-mail
Attualità
Martedì 24 Novembre 2009 09:43
matricoleIvano Dionigi critica non solo l'istruzione impartita dalle scuole superiori, ma anche la formazione che ricevono gli iscritti all'ateneo

Fonte: la Repubblica
di Ilaria Venturi

Giovani «semi-analfabeti» che arrivano in università. Parole pesanti. A pronunciarle è il rettore all´inaugurazione dell´anno accademico a Veterinaria. Parla di formazione, Ivano Dionigi, proprio nel giorno in cui il Sole 24 ore esce con la classifica che vede Bologna prima per gli incentivi sulla didattica, prendendosi la sua parte di responsabilità: «Non sono contento della preparazione dei nostri studenti». Ma al tempo stesso bacchettando il sistema scolastico - «non le singole scuole», precisa - sulla scarsa preparazione delle matricole. Problema lamentato da tempo dagli stessi professori universitari. Ma che tocca un nervo scoperto nelle scuole superiori. Immediata la reazione dei presidi dei licei bolognesi che concordano sul problema sollevato dal rettore, ma che rispediscono al mittente il giudizio: «Semi-analfabeti i ragazzi che prepariamo? Questo proprio no».

Dionigi ha parlato ieri alla cerimonia di avvio delle lezioni alla Facoltà di Ozzano. Aula magna piena di docenti e ricercatori in camice bianco. Il preside Santino Prosperi chiede al rettore che i suoi studenti abbiano un «peso» maggiore nella distribuzione delle risorse per Facoltà, «non possiamo essere penalizzati perché a numero chiuso». Dionigi parla di formazione e comincia, raccogliendo l´insoddisfazione dei colleghi, dalle sue aule. «Non mi faccio commuovere dalle classifiche per come sforniamo i nostri laureati in tutte le discipline. Abbiamo di che non essere soddisfatti, né mi conforta essere meglio di altri atenei, noi dobbiamo guardare avanti e all´Europa, impegnarci e chiedere uno sforzo supplementare per migliorare il livello della preparazione degli studenti in tutte le Facoltà».

Ma subito dopo arriva la critica a chi gli studenti li prepara prima. Quanto basta per riaccendere il dibattito. «Ho appena premiato un mio studente eccellente iscritto a ingegneria meccanica all´Alma Mater. Si può sempre migliorare, ma dire che i nostri giovani arrivano all´università semi-analfabeti mi sembra tanto - replica Fabio Gambetti, preside del classico Minghetti - poi non mi piace la logica dello scaricabarile: l'università dice ai licei che non preparano bene i ragazzi, noi diamo la colpa alle medie che se la prendono con le elementari».

Quello degli studenti poco preparati viene vissuto come un tormentone nelle superiori. «I nostri studenti escono ben preparati, le valutazioni mettono l´Emilia Romagna al passo con l´Europa», insiste Gambetti. Però il problema c´è. E Domenico Altamura, preside del Righi, liceo scientifico dai grandi numeri (1300 studenti), lo ammette senza timori, anzi, rilancia: «L´università paga il prezzo della licealizzazione, il rettore ha ragione, il livello di preparazione dei ragazzi si è abbassato. Proprio per questo noi stiamo lavorando per alzarlo, a costo di perdere iscritti in questa operazione. Ma è un prezzo che pagheremo per essere competitivi. Ora i ragazzi studiano poco e i professori si adeguano. Il liceo invece è fatto da ore e ore di studio pomeridiano, cosa che non è più. Deve tornare ad essere così».

Alessandra Francucci, alla guida dello scientifico Sabin, è netta: «Semi-analfabeti dalla mia scuola non ne escono». Ma lo è altrettanto nel giudicare una scuola superiore che «dall´epoca gentiliana non aggiorna i suoi saperi». L´analisi non è semplice: «Il problema parte da questioni complesse: l´aumento della scolarizzazione, una maggiore inclusione, tutte azioni fondamentali in una civiltà democratica, ma con le quali la scuola non è ancora riuscita a fare i conti». Simonetta Rastelli, preside del liceo Copernico, alza i toni: «La preparazione è peggiorata in tutti i livelli di scuola, siamo noi i primi a dirlo. Ma è un problema che riguarda tutti. C´è un´utenza con caratteristiche diverse, è fatale che si abbassi il livello dell´insegnamento».

«Noi prepariamo bene i ragazzi», commenta la preside del Fermi Elviana Amati. «Il problema è che mancano standard di valutazione nazionali: ora due studenti che escono da scuole diverse con un voto uguale non hanno le stesse competenze».
 

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