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| Eleonora, studentessa di bioingegneria: "Sarò l'ennesimo cervello in fuga?" |
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| Attualità |
| Martedì 24 Novembre 2009 09:37 |
Good morning, my name is Eleonora, posso venire aricercare nel suo laboratorio? Ma certo si accomodiFonte: Corriere della Sera di Eleonora Grespan E che laboratorio. Per una studentessa di bioingegneria come me ritrovarsi con un pass in mano che ti permette di accedere al quarto piano di un edificio nuovissimo nel cuore del Medical Campus di Boston e dopo sole 3 settimane che ho solcato il confine statunitense, non è cosa da poco. Se penso alle stanze vecchie e un po' decrepite in cui ho seguito le lezioni per 5 anni, o alle aule studio colme di gente ad affannarsi illuminata dalla luce dei neon per passare quell maledetto esame di analisi 1, se penso a un mio carissimo professore che per un anno non ha potuto iniziare un progetto di ricerca perché il macchinario necessario continuava a non arrivare... E così 2 mesi volano, imparo diverse cose, cerco di dare il massimo contibuto. E' mercoledì, devo finire di processare dei dati ma sono in ritardo per un meeting. Corro verso l'ascensore, le porte si aprono e trovo il professore che dirige il laboratorio: "A che piano va?" "Al nono" "Senta signorina ma lei l'anno prossimo cos'ha intenzione di fare? Perché volevo proporle di tornare qui a fare il dottorato, posso aiutarla a prendere la borsa di studio e sarei deliziato nel scriverle la lettera di presentazione". E poi penso all'Italia, agli anni spesi sopra i libri per passare gli esami di ingegneria, penso a quello che mi ha dato il MIO Paese in questi 24 anni. Se sono qui è perché ho potuto studiare in università pubblica pagata con i soldi di tutti. Fra pochi mesi mi laureo e potrei dare io qualcosa al Paese dove sono cresciuta. Potrei finalmente essere utile per la società. Ma io, come tanti altri miei compagni che abbiamo un cervello e l'età giusta per farlo lavorare al massimo, mi sento respinta, perché da noi la ricerca è vista come una cosa superflua, e i problemi sono altri. Come si fa a permettere che tutti questi giovani laureati, soprattutto in campo scientifico, se la diano a gambe non appena hanno ricevuto il loro sudato pezzo di carta? Si aprono le porte dell'ascensore, sono al nono piano, l'ultimo del Photonics Center in St Mary's Street. Mi affaccio alla finestra e vedo lì sotto un turbinio di macchine che corrono impazzite su e giù per Commonwealth Avenue. America. Grandi strade, grandi hamburger, grandi edifici, grandi esperienze, grandi opportunità. Italia. Grandi pizze, grandi fregature, grandi emozioni, grandi amori. Sarò l'ennesimo cervello in fuga? |
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Good morning, my name is Eleonora, posso venire aricercare nel suo laboratorio? Ma certo si accomodi







