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Spin-off, incentivi e investimenti: la ricetta dei giovani ricercatori per rilanciare il dottorato
Attualità
Mercoledì 11 Luglio 2018

Spin-off, incentivi e investimenti: la ricetta dei giovani ricercatori per rilanciare il dottoratoFavorire l’autonomia imprenditoriale di dottorandi e dottori di ricerca, sia ritagliando loro maggiore spazio nella gestione degli spin-off universitari, sia prevedendo una serie di linee di finanziamento per attività altamente innovative, nel quadro degli investimenti pubblici sostenuti da Cassa depositi e prestiti

Fonte: Scuola24
di Marzio Bartoloni

Ma anche corsi durante la formazione per avvicinarsi al mondo del lavoro e nuovi canali per mettere in contatto i giovani cervelli con l’industria. Dai giovani ricercatori dell’Adi - l’Associazione che riunisce dottori e dottorandi italiani - arrivano una serie di proposte per rendere finalmente più spendibile il loro percorso formativo, a partire dal mondo dell’industria. Proposte che saranno consegnate nei prossimi giorni al sottosegretario del Miur, Lorenzo Fioramonti.

Pochi sbocchi
L’Adi ricorda come i dati sulla carriera dei giovani cervelli siano impietosi:  più del 90% dei ricercatori nella fase iniziale della loro carriera abbandonerà l'università dopo un percorso fatto di contratti precari che può durare fino a 12 anni. «Se il problema non può essere affrontato senza un rifinanziamento strutturale dell'Università, rimane sul tavolo una domanda di fondo: in che modo - avverte l’Adi - i settori pubblico e privato del nostro Paese sono in grado di mettere a frutto le competenze accumulate dai dottori di ricerca?». Questo perché - sottolinea ancora l’Adi - la scarsa valorizzazione dei dottori di ricerca nel sistema produttivo e imprenditoriale «è un vulnus per l'intero sistema Paese». Il problema è che finora, secondo i giovani ricercatori, tutte le misure messe in campo si sono concentrate sull’offerta di lavoro (attraverso sgravi fiscali) nell’assunto che le imprese «non assumano i dottori di ricerca per via dei costi fiscali elevati; a nostro avviso, invece, il principale problema è esattamente l'opposto: la mancanza di domanda di dottori di ricerca da parte del settore imprenditoriale italiano». Per dare la svolta dunque secondo l’Adi c’è bisogno di politiche più ambiziose sul versante della domanda di innovazione da parte delle imprese. Da qui un pacchetto di sei proposte messe a punto insieme a «Find Your Doctor» (una startup fondata da dottori di ricerca che fornisce un servizio di job placement, orientamento e formazione dedicato esclusivamente ai dottori di ricerca) che saranno consegnate al Miur su formazione, autonomia professionale, job placement, sostegno all’innovazione, inquadramento nei contratti collettivi e un piano di investimenti pubblici con dietro Cassa depositi e prestiti.

Le sei proposte
Per la formazione l’Adi suggerisce di prevedere, durante il dottorato di ricerca, corsi che favoriscano la conoscenza del mondo del lavoro. Vanno poi modificati i regolamenti di ateneo per facilitare l'imprenditorialità dei dottori di ricerca, ad esempio mediante la costituzione di spin-off da parte del solo personale non strutturato (oggi invece si chiede sempre la presenza di un “interno”). Bisogna inoltre creare canali dedicati all’interno dei career day universitari e nei centri per l'impiego, capaci di mettere in contatto l’industria con i dottori di ricerca. Il quarto punto tocca il sostegno all’innovazione: i progetti innovativi devono prevedere la partecipazione di figure altamente qualificate come i dottori di ricerca, «e in prospettiva il loro impiego a tempo indeterminato. Inoltre, proponiamo - aggiunge l’Adi - l'introduzione di incentivi e sgravi per l'imprenditorialità dei dottori di ricerca, ad esempio per la costituzione di start-up». L’Adi chiede anche l’istituzione della figura professionale del dottore di ricerca inquadrata nei contratti collettivi nazionali di lavoro anche al di fuori degli enti di ricerca e delle università. E infine sesto punto: un piano di investimenti pubblici su ricerca, sviluppo e innovazione. «Proponiamo - è l’ultima indicazione - la creazione di un canale di finanziamento ad-hoc per l'ampliamento dell'offerta dottorale nei settori industriali e della ricerca applicata, che potrebbe essere incardinato tra gli strumenti di investimento della Cdp».

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