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La laurea migliora le chance di lavoro ma l’Italia rimane agli ultimi posti
Attualità
Martedì 10 Luglio 2018

La laurea migliora le chance di lavoro ma l’Italia rimane agli ultimi postiChe laurearsi conviene lo ha ricordato di recente Almalaurea. Ma adesso arriva anche il “bollino”dell’Anvur

Fonte: Scuola24
di Eugenio Bruno

Nel rapporto biennale sull’Università e la ricerca che l’Agenzia nazionale di valutazione guidata da Paolo Miccoli presenterà giovedì 12 luglio un intero capitolo è dedicato a misurare, attraverso le più recenti statistiche nazionali e internazionali, le performance dei laureati italiani sul mercato del lavoro. Da cui emergono luci e ombre.

Partiamo da queste ultime. E dalla classifica Ocse sui tassi di occupazione dei 25-34enni in possesso di un’istruzione terziaria. Ebbene, con il nostro 64,3% totale, a fine 2016 eravamo al 33esimo posto su 33 paesi. Distanti oltre venti punti da Francia, Germania, Austria e Regno Unito. Meglio di noi facevano persino Turchia e Grecia. Un quadro che si arricchisce di qualche pennellata di colore se si passa a misurare il rapporto tra l’occupabilità dei laureati nella classe d’età 25-34 anni e il resto dei loro coetanei. Per l’Italia il risultato è di 1,07. Leggermente al di sotto dell’1,10 di media Ocse, ma stavolta al di sopra di austriaci e britannici.

Subito dopo il rapporto dell’Anvur passa ad analizzare i numeri di Eurostat e mette a confronto i tassi di occupazione e disoccupazione di due gruppi di giovani: 25-29enni e 30-34enni. In possesso del semplice diploma o della laurea. Traendo tre conclusioni. La prima è che il trend migliora per entrambe le categorie e per tutti e due i titoli di studio. La seconda è che i laureati lavorano più dei diplomati anche se la forbice si assottiglia. La terza - che sembra anche la più rilevante - dimostra come i nostri risultati (57,1% di occupati tra i laureati di 25 e 29 anni, 77,3 tra 30 e 34 anni) risultino ancora inferiori, rispettivamente, di 18 e 10 punti rispetto all’Unione europea.

Fin qui il confronto internazionale. Ma ricco di spunti, soprattutto a inizio legislatura, appare anche il fronte interno. Che continua a essere caratterizzato da un doppio squilibrio: territoriale e di genere. Nelle regioni meridionali l’inserimento nel mondo del lavoro continua a essere più difficoltoso anche per i laureati. Con il titolo di I e II livello, il 47,7% lavora a tempo determinato oppure con contratti di collaborazione o di prestazione d’opera occasionale o con borse di studio/lavoro. Una quota che per le laureate arriva al 52,9 per cento.

L’ultima istantanea dell’Anvur riguarda le performance occupazionali per tipologia di laurea. Osservando i laureati del 2011 a quattro anni di distanza - sottolinea l’Agenzia - si nota che l’inserimento nel mercato del lavoro, dopo il conseguimento del titolo, è più facile per i gruppi Medico, Scientifico e Ingegneria per le lauree di I (rispettivamente 72,8, 69,9 e 65,8%) e Ingegneria, Chimico-farmaceutico e Medico per quelli di II livello (82,7, 81 e 80,4). Percentuali che i ragazzi freschi di maturità dovrebbero tenere a mente quando al ritorno dalle vacanze sceglieranno la facoltà dei loro sogni.

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