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Human Technopole pronto ad assumere 300 ricercatori
Attualità
Mercoledì 20 Giugno 2018

Human Technopole pronto ad assumere 300 ricercatoriPrende forma il polo di ricerca su medicina e big data che occuperà parte degli spazi di Expo 2015 di Milano. Lo scozzese Iain Mattaj nominato direttore

Fonte: Wired.it
di Riccardo Saporiti

A settembre saranno pubblicati i bandi internazionali per selezionare i direttori dei sette laboratori di Human Technopole, il polo di ricerca sulle scienze della vita che sorgerà nell’ex area dell’Expo 2015 a Milano. L’iniziativa è propedeutica all’assunzione dei primi 300 ricercatori, prevista per la fine del 2019. Già un laboratorio è operativo dallo scorso mese di gennaio. Prende così forma il progetto del centro di ricerca sul cancro e le malattie neurodegenerative che occuperà una parte dei terreni dell’Esposizione universale di Milano.

Lunedì si è svolta la prima riunione del comitato di sorveglianza. Un organismo con compiti di indirizzo e controllo presieduto da Marco Simoni, professore di Economia politica alla London School of Economics. Primo atto, la formalizzazione della nomina di Iain Mattaj, direttore dello European Molecular Biology Laboratory (Embl), alla direzione di Human Technopole. Nomina arrivata sulla base di un bando internazionale, basato su un progetto elaborato dall’Istituto italiano di tecnologia.

L’ente di ricerca con sede a Genova ha disegnato il centro di ricerca che rappresenterà il cuore di Mind, Milano innovation district. Così si chiama il parco scientifico che circonderà Human Technopole, accogliendo università e aziende. La previsione è quella di realizzare sette laboratori che studino il genoma. Con l’obiettivo di individuare cure personalizzate contro il cancro e le malattie neurodegenerative.

Un processo che richiederà l’utilizzo e l’analisi di grandi quantità di dati.

Non  a caso uno dei quattro edifici che ospiteranno Human Technopole, Palazzo Italia (in fase di ristrutturazione più altri tre il cui cantiere è in fase di allestimento) sarà un data center. “Anche se non è detto che la potenza di calcolo che avremo qui sarà sufficiente. Non è escluso che dovremo andare a cercarne altra sul mercato”, ha sottolineato ieri nel corso di una conferenza stampa Donatella Sciuto, membro del comitato di sorveglianza e prorettore vicario del Politecnico di Milano.

Ateneo che dall’inizio dell’anno ha installato il primo laboratorio all’interno di Human Technopole. Si tratta di Cads, sigla che sta per Centro di analisi decisioni e società. “Il nostro obiettivo è quello di avere un approccio multidisciplinare. E cominciare a definire i metodi per l’analisi dei dati massivi prodotti da Human Technopole”, ha spiegato Sciuto: “Al momento stiamo lavorando su quelli legati alla spesa sanitaria. Lo scopo è quello di fornire delle valutazioni delle politiche pubbliche e supportare le decisioni in materia”. Sono otto i ricercatori impegnati al momento, avanguardia degli oltre 1.300 che lavoreranno da queste parti entro il 2024.

Intanto, i lavori procedono. Entro il febbraio del 2019 sarà consegnato il data center. Mentre per novembre dello stesso anno è previsto il completamento dei cantieri. E intanto si lavora per attirare nuovi finanziatori. È vero che il governo ha garantito uno stanziamento annuale di circa 120 milioni di euro l’anno. Che diventeranno 140 a partire dal 2023. “Ma se guardiamo a realtà come l’Embl da cui viene Mattaj, queste realtà sono in grado di raccogliere fondi fino a raddoppiare il contributo governativo”, ha spiegato Simoni.

Il primo passo sono quindi i bandi, europei e internazionali. Ma “la nostra fondazione ha una particolarità unica nel panorama italiano. Ovvero la possibilità di aprire a soci partecipanti”. Aziende, fondazioni o filantropi che decidano cioè di sostenere economicamente Human Technopole. A due condizioni: che la maggioranza dei componenti del comitato di sorveglianza di nomina governativa siano d’accordo. E che si impegnino a versare ogni anno una somma pari allo 0,5% del contributo governativo. Ovvero, dal 2023, 700mila euro l’anno. Denaro che servirà a finanziare quello che Simoni non ha esitato a definire “un hub per la ricerca italiana ed europea”.

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