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| L'ipotesi di alcuni epidemiologi e virologi. Il raffreddore protegge dall'influenza A? |
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| Attualità |
| Mercoledì 18 Novembre 2009 09:46 |
Per il fenomeno dell'interferenza virale, la presenza di un virus «bloccherebbe» l'altroFonte: Corriere della Sera di Elena Meli L'idea a prima vista sembra francamente balzana: possibile che starnuti e naso che cola proteggano contro l'influenza A? L'ipotesi che il raffreddore possa rivelarsi un insospettabile alleato anti-H1N1 ha iniziato a circolare e alcuni epidemiologi e virologi hanno appena spiegato le loro ragioni sul New Scientist. INTERFERENZA – Tutto dipenderebbe da un fenomeno, l'interferenza virale, che di fatto significa questo: se sono affetto da un virus, come un rhinovirus del raffreddore, le mie difese antivirali si «accendono» e riducono la possibilità di infezione da un altro virus, nello specifico H1N1. I fautori della teoria ammettono che l'impatto del fenomeno sulle epidemie virali non è ben chiaro e che non è affatto impossibile beccarsi due virus allo stesso momento. Studiando però il comportamento della pandemia di influenza A ci sono diversi elementi che fanno pensare che da qualche parte, per un certo periodo, il raffreddore abbia veramente tenuto a bada H1N1: in Europa infatti l'autunno «caldo» dell'influenza A ha un po' stentato a decollare. «In molti Paesi europei l'attività pandemica della nuova influenza è iniziata in ritardo o in sordina rispetto al previsto», ha detto al New Scientist Arnold Monto, un epidemiologo dell'Università del Michigan. Aggiunge Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano: «L'interferenza virale è un fenomeno ben noto che può in effetti aver avuto un ruolo nell'andamento della pandemia in Europa. I rhinovirus, come tutti i virus del resto, innescano una risposta immunitaria complessiva che prevede anche la formazione di anticorpi relativamente non specifici: questo possono dare una parziale copertura nei confronti di altri virus e ritardare la diffusione di altri virus, come l'influenza A, nella popolazione». RITARDO – È quanto sembra sia successo in Francia: Jean-Sebastin Casalegno, esperto di influenza dell'Università di Lione, ha spiegato che oltralpe il numero di casi di influenza A è salito all'inizio di settembre, è rimasto più o meno costante fino alla fine di ottobre e poi ha ricominciato a crescere. La «bonaccia» si è avuta perciò in pieno ottobre, quando le scuole erano aperte, era indubitabilmente autunno e tutto faceva pensare che il numero di casi di nuova influenza dovesse già aumentare: di norma il picco influenzale si ha in pieno inverno, ma le proiezioni per l'influenza A la davano in arrivo ben prima. E l'inizio delle scuole, guarda caso, è proprio il periodo-clou per i raffreddori. Nel rapporto Eurosurveillance del 5 novembre scorso Casalegno spiega che «a settembre in Francia il numero di tamponi positivi per H1N1 è sceso, mentre contemporaneamente crescevano i positivi a rhinovirus. A fine ottobre si è verificato il contrario: un calo dei positivi a rhinovirus e un incremento consistente dell'influenza». Il ricercatore ipotizza che i due virus abbiano giocato una sorta di “staffetta” nella popolazione e che quindi il raffreddore abbia inzialmente ridotto l'impatto di H1N1. Mia Brytting dell'Istituto Svedese per il Controllo delle Malattie Infettive di Solna, sul numero di Eurosurveillance di ottobre, ha documentato lo stesso andazzo anche in Svezia: all'apertura delle scuole, a fine agosto, un picco di raffreddori e un numero inaspettatamente basso di casi di influenza A; adesso, l'esatto contrario. Dati simili anche dalla Norvegia e dall'Australia, che è già passata da tutto il ciclo invernale del virus. MOLTE VARIABILI – Ian Mackay, dell'Università australiana del Queensland, a marzo scorso ha pubblicato un lavoro sul Journal of Clinical Virology in cui riferiva che avere il raffreddore riduce a un terzo la probabilità di infettarsi del virus influenzale stagionale. Perché però questo effetto non si è visto negli Stati Uniti, dove a settembre i casi di nuova influenza sono stati molto più numerosi che in Europa? «L'effetto dell'interferenza potrebbe non essere sufficiente se si è esposti ripetutamente all'H1N1», ha detto Mackay. «Possibile – conferma Pregliasco –. Prevedere l'entità e le caratteristiche di una pandemia influenzale è molto difficile, proprio perché la stagione influenzale è la sommatoria di numerose variabili, tra cui ad esempio la densità della popolazione in un certo luogo o le condizioni meteo». L'interferenza virale, insomma, sarebbe uno dei tanti attori in scena. Di fatto tutti i ricercatori sono d'accordo nel dire che dei rhinovirus si sa poco, e pure sul potenziale effetto di interferenza c'è molto da scoprire. Se però questo fosse confermato potrebbe aprire nuove strade anti-influenza, «per ora solo teoriche» secondo Pregliasco: chissà che non sia prima o poi possibile ottenere con un farmaco l'allerta antivirus indotta dal raffreddore, senza però dover passare una settimana fra fazzoletti e starnuti. |
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