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Il prorettore ai settantenni: «Professori, andate in pensione» PDF Stampa E-mail
Attualità
Lunedì 16 Novembre 2009 09:34
bragaBraga: quei fondi servono per i dottorati

Fonte: Corriere di Bologna
di Marina Amaduzzi

Confessa che il dottorato è il suo «grande cruccio». Per i tagli previsti, perché «quest’anno non avremo una parte dei soldi dell’anno scorso», dice. Per questo chiede aiuto ai colleghi settantenni. «I primi finanziatori dei dottorati potrebbero essere proprio quelli che vanno in pensione a 70 anni senza chiedere il mantenimento in servizio all’Ateneo», scandisce. Come noto, diverse decine tra quelli a cui l’Ateneo aveva detto di lasciare il posto hanno fatto un duplice ricorso al Tar, ottenendo la sospensiva del provvedimento. Sono tutti di fatto reintegrati, in attesa di nuove mosse da parte del rettore Dionigi. È a loro che si rivolge Dario Braga, il primo prorettore alla ricerca nella storia dell’Alma Mater.

Perché? «Il dottorato, su cui si qualifica un’università di ricerca, è il primo dei problemi che sento sulle spalle. Su di esso pesano i tagli di bilancio. Quest’anno sono stati bandite 156 borse con fondi nostri e del ministero, 84 con altre risorse nostre che quest’anno non avremo. Da qui il mio appello ai settantenni».

State discutendo di bilancio di previsione 2010. Che taglio avrà la ricerca? «Ci sono tagli ovunque tra il 10 e il 20 per cento, per il settore ricerca è circa del 10, ma c’è il mio impegno, condiviso dai colleghi di giunta, per ridurlo il più possibile o rimodularlo così da dare un segnale che si interrompono i tagli lineari. Non si può pensare che questa università che laurea migliaia di persone possa bandire solo duecento borse di dottorato».

Ricercatori a tempo determinato: sono previsti anche dal decreto Gelmini. «Bisogna varare un buon regolamento per loro, con finanziamenti esterni e interni, così da avere un percorso di ingresso coerente che prevede dottorato, post doc, ricercatore a tempo determinato e professore associato. Analogamente in uscita pensiamo ai docenti senior, per utilizzare le competenze di chi va in pensione in modo trasparente».

Insiste da tempo su un concetto, quello del merito. Come pensa di applicarlo? «Stiamo pensando a un sistema di incentivi per chi ottiene risultati particolarmente importanti, persone o gruppi, che possono essere monetari o restituzione di tempo per fare più ricerca. Quello di dare ai ricercatori in generale più tempo per fare ricerca è uno degli obiettivi principali, da ottenere riducendo i carichi didattici pletorici e tutto l’aggravio burocratico. Pensiamo anche a una sorta di sabbatico interno per chi coordina progetti di ricerca internazionali».

Nella ricerca ci sono anche tanti precari. «Sono diverse migliaia tra assegnisti, post doc e altre figure, di cui il decreto Gelmini non si occupa. Sono in una zona grigia con la prospettiva di avere di fronte altri sei anni di incarico a tempo determinato. È un’altra grande preoccupazione».

Il rettore ha firmato con la Regione l’accordo per i tecnopoli. Cosa succede ora? «Lavoreremo al regolamento per la nascita di nove centri interdipartimentali di ricerca industriale. È previsto un co-finanziamento da parte dell’Ateneo che darà 40 giornate a disposizione all’anno per ogni persona coinvolta e apparecchiature. La Regione ci mette soldi per le strutture e un centinaio di ricercatori industriali a Bologna, che avranno un regolamento ad hoc».

Ricercatori nei consigli di facoltà: voteranno tutti? «È un impegno condiviso con Dionigi, aspettiamo la riforma del Governo, altrimenti andiamo avanti noi».

 

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