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Ranking, la Crui in campo: così gli Atenei italiani avranno migliori voti
Attualità
Mercoledì 11 Aprile 2018

Ranking, la Crui in campo: così gli Atenei italiani avranno migliori votiUn tavolo della conferenza dei rettori per trovare regole comuni sui dati da comunicare e valorizzare il lavoro di docenti e studenti. Il nodo di come valutare i fondi per la ricerca

Fonte: Corriere dell Sera
di Gianna Fregonara

Raccogliere i dati con criteri comuni a tutte le Università italiane, valorizzare i punti di forza del sistema e fare un conto più accurato dei fondi spesi per la ricerca. Sono i primi tre risultati del tavolo per i ranking istituito presso la Crui, la conferenza che riunisce tutti i rettori italiani, lo scorso novembre. Lo scopo è quello di cercare di dare una fotografia il più possibile accurata degli Atenei italiani quando si comunicano i dati alle società che poi compilano i ranking. Il risultato deve essere doppio, se l’idea di camminare uniti funzionerà: avere una migliore performance e dunque un migliore piazzamento dei singoli atenei nelle classifiche internazionali che, per come sono concepite, obiettivamente penalizzano il sistema italiano; e avere una graduatoria interna delle università - quando le si confronta tra di loro - il più possibile precisa.

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Strumenti utili ma pericolosi
Il professor GiulioVidotto, direttore del dipartimento di Psicologia generale dell’Università di Padova, insieme al Prorettore vicario dell’Università di Bologna Mirko Degli Esposti, che siede anche nell’advisory board di Qs, coordina il tavolo dedicato ai ranking: «Da più parti ci eravamo resi conto che le università italiane fornivano dati non omogenei e a volte incoerenti tra di loro. Uniformare i criteri con cui vengono interpretate le richieste delle società che compilano le classifiche ci avrebbe aiutati non solo a fornitore una fotografia il più a fuoco possibile dell intero sistema universitario del nostro Paese ma anche ci avrebbe potuto aiutare a valorizzare le particolarità del nostro sistema che invece tendono a essere un peso che ci trascina nelle posizioni meno alte dei ranking». Vidotto non è un fan delle classifiche, anzi si definisce uno scettico: «A parte quelle che si basano sulla produzione scientifica, che però non è esaustivo come criterio di valutazione di un’università, sono strumenti utili ma pericolosi, le metodologie statistiche anche dei principali ranking sono poco robuste e i dati spesso raccolti in modo poco trasparente. Tuttavia non possiamo sfilarci da queste graduatorie perché gli studenti le guardano prima di iscriversi e anche gli atenei stranieri le considerano nelle ricerche di partner internazionali per iniziative e ricerche, a volte sono usate tra i criteri per finanziamenti privati internazionali». E per di più il loro uso è a volte esplicito ma altre è implicito e il mondo universitario può esserne influenzato.

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Come valorizzare il sistema
Per questo dal tavolo della Crui usciranno regolarmente proposte e suggerimenti per gli Atenei su come calcolare i dati richiesti dalle società dei ranking: innanzitutto The, Shanghai e Qs. La prima novità che si dovrebbe poter vendere già nei ranking del giugno 2018 riguarda il rapporto tra numero di studenti e numero di professori. Per la prima volta le Università italiane forniranno il numero dei soli studenti in corso: «Nella mia università, per esempio, i fuori corso incidono per un terzo, ma sono studenti che spesso devono solo laurearsi o finire qualche esame, non incidono né sui costi né sulla didattica», spiega Vidotto. E’ questo un parametro usato nei principali ranking dove l’Italia e il suo sistema inclusivo sono penalizzati. Lo stesso vale per il calcolo del lavoro dei professori a contratto o part-time e dei ricercatori anche a termine che contribuiscono al lavoro e al successo dei singoli Atenei. Alla Crui stanno lavorando su criteri che possano essere accettabili per calcolare anche il loro contributo al corpo docente.

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I fondi per la ricerca
«Ma resta - spiega ancora Vidotto - per l’Italia il tema di fondo come possiamo paragonare un istituzione come il Politecnico di Torino, per esempio, che per la ricerca riceve un finanziamento intorno ai venti milioni con un Ateneo come Stanford che ne riceve 1.600: è come pretendere che il Sassuolo vinca la coppa dei Campioni». Per esempio, il tavolo della Crui sta esaminando i criteri con i quali le Università possono definire fondi per la ricerca non solo i finanziamenti ai singoli progetti ma anche per esempio la costruzione di un laboratorio che attualmente è considerata una spesa generica per un’infrastruttura dell’Ateneo. I risultati del lavoro di sistema che è partito sei mesi fa secondo Vidotto si vedranno compiutamente dal 2019, anche se forse quest’anno qualche miglioramento nelle classifiche sarà già percepibile: «Vorrei però dire - conclude il professore - che sulle oltre diciassettemila università censite al mondo abbiamola metà delle nostre, cioè una quarantina, che sono tra le prime mille, parecchie nelle prime cinquecento. Come sistema non è poco». Ma ora resta da capire se funzionerà la nuova linea della Crui di cercare di essere propositivi, di partecipare ai convegni e ai tavoli internazionali dove si discute di classifiche e in ultima analisi di come valutare il lavoro e il valore delle Università.

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