Rettori a termine. Ecco cosa ne pensano i diretti interessati
Attualità
Martedì 10 Novembre 2009 11:03
rettoriCon la riforma che ha ottenuto nei giorni scorsi il via libera del Consiglio dei Ministri, il 60 per cento degli Atenei italiani vedrà un cambio ai vertici: dal prossimo autunno sei rettori su dieci saranno costretti a dare l'addio al loro mandato

Fonte: Unimagazine
di Daria Raiti

Quello del rettore è un mestiere difficile. Fatto di sfide, risultati, trasparenza, correttezza e responsabilità. E' un "primus inter pares" a cui non è concesso di sbagliare. E, nonostante l'impervio cammino che attende questa categoria, la carriera di chi occupa la potrona di rettore è, spesso, longeva. Alcuni di loro, infatti, amano governare a lungo i loro atenei. Un esempio su tutti è rappresentato da Augusto Preti, rettore dal lontano 1983 dell'Università di Brescia. Oggi è ancora lì. Ma forse il 2010 sarà il suo ultimo anno. La sua lunga carriera è, infatti, messa in discussione dalla riforma dell'Università modello Gelmini: cambieranno le regole di governance accademica e verrà fissato un termine inderogabile per chi guida gli atenei.

Precisamente, con la riforma che ha ottenuto nei giorni scorsi il via libera del Consiglio dei Ministri, il 60 per cento degli Atenei italiani vedrà un cambio ai vertici: dal prossimo autunno sei rettori su dieci saranno costretti a dare l'addio al loro mandato, senza più sperare in una riconferma. Il quotidiano "Il Sole 24 Ore", ha stilato una classifica di coloro che rischiano. "Saranno 45 - si legge - i rettori che dovranno rassegnarsi a farsi da parte una volta finito il loro mandato attuale ( salvaguardato dalla legge). Per trenta di loro non ci sarà alcuna possibilità di riconferma mentre gli altri 15 dovrebbero cercare di ottenere un ipotetico mandato abbreviato, per evitare di sforare i termini con il rinnovo".

Ma vediamo cosa è successo finora negli atenei italiani
. Da Cagliari a Cassino, da Padova a Bologna, negli ultimi mesi, 13 sono stati i cambi della guardia, mentre in 11 casi le elezioni hanno riconfermato le vecchie guardie.

Ma cosa ne pensano i diretti interessati di questo "timer" imposto al loro operato? A Salerno, ad esempio, il rettore Raimondo Pasquino, in carica dal 2001, alla domanda "cosa ne pensa dello "stop" ai rettori?", ha risposto sinteticamente con un "No comment".

Giuseppe Dalla Torre, ordinario di diritto canonico e Rettore presso la Lumsa, in carica dal 1991, ci ha spiegato le ragioni che lo portano ad essere d’accordo con quanto previsto dal Ministro Gelmini. “ Comprendo e sostanzialmente condivido –ha precisato Dalla Torre – le ragioni che hanno indotto il Ministro a porre un limite ai mandati dei rettori. Faccio notare che congruamente la disposizione riguarda i rettori delle Università statali e non quelli delle Università non statali, che da sempre hanno avuto modalità di nomina diverse, minori poteri nel Governo ed un rapporto particolare con la proprietà”.

Luigi Frati, Rettore della Sapienza, da un anno in carica, ha commentato così il mandato a termine: “ Visti i tempi, è una misura ragionevole, anche se illogica. Perché non applicare la stessa norma ai deputati? Avrei preferito una norma che preveda la rieleggibilità senza limiti, ma a maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto ( e non della maggioranza dei votanti). Personalmente la norma non mi riguarda, perché dopo l’eventuale secondo mandato, comunque non mi ricandiderei”.

Il Rettore dell’Università di Catania, Antonino Recca, ha invece preferito rispondere alla nostra domanda segnalandoci alcuni estratti dei suoi programmi elettorali per il quadriennio 2009-2013 e quello precedente, relativo al triennio 2006-2009: “Dalla lettura del mio programma del 2006 per la candidatura a rettore del nostro Ateneo si avrà modo di verificare che è stato realizzato almeno l’80% (ed altra parte è in avanzata fase di attuazione) di quanto esposto in quelli che chiamavo 'i sette pilastri fondamentali del mio programma di azione': riforme strutturali (ammodernamento del quadro istituzionale, ovvero le modifiche dello statuto e dei regolamenti)”.

“L’ammodernamento del quadro istituzionale – si legge- ovvero le modifiche del quadro normativo dell’Ateneo, ha riguardato una serie di aspetti presenti nel mio programma per la candidatura, nel 2006, a rettore dell’Università di Catania. Infine, recentemente, sono state approvate alcune modifiche dello Statuto dell’Ateneo che incidono sulla governance accademica. In particolare, sono stati portati da tre a quattro anni, a partire dalle tornate elettorali successive all’approvazione delle modifiche, i mandati di rettore, di preside, di direttore di dipartimento, di presidente di corso di studio, di direttore delle scuole di specializzazione, di responsabile di unità decentrate e dei componenti elettivi (ad eccezione del mandato di rappresentante degli studenti, che rimane – per previsione di legge – biennale) di Senato accademico e di Consiglio di amministrazione. Cariche tutte immediatamente rinnovabili una sola volta”.

Presso l’Università degli Studi di Cagliari, Pasquale Ristretta di mandati ne ha collezionati sei prima di cedere il posto, quest’anno, a Giovanni Melis il quale ha dichiarato di essere d’accordo con la proposta di un limite di otto anni per il mandato di Rettore.

Da notare, invece, quanto affermato dal rettore dell’università di Udine Cristina Compagno che ha definito, e sostanzialmente confermato, una squadra di delegati d’area che, con funzioni organizzative, di coordinamento della ricerca e di governo, la affiancheranno nella gestione dell’Ateneo per l’anno accademico 2009/2010. Le deleghe d’area sono affidate a professori di ruolo che esercitano le funzioni del rettore per ampie aree di competenza. In una fase di ridefinizione dei modelli organizzativi dell’università “si è ritenuto opportuno – ha affermato il rettore – focalizzare la nostra attenzione al personale, portando la delega da settore ad area”.

Quella che, pertanto, si appresta a svolgersi negli atenei italiani è una fase di rinnovamento inconsueta. Una fase che segna la fine dell’era dei rettori a vita e l’aggiornamento obbligatorio della Magna Cartha di molte Università.
 

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