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L'Aquila, gli studenti, gli affitti: chi è disposto a rinunciare a qualcosa? PDF Stampa E-mail
Attualità
Martedì 10 Novembre 2009 09:59
piazza duomoGentili Aquilani, sono una studentessa fuori sede iscritta presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Aquila

Fonte: il Capoluogo d'Abruzzo

Vivo, o meglio, vivevo nel centro storico dell'Aquila dal 2001: otto anni di idillio con una città che mi ha dato tanto a livello umano, e finito quella violenta notte del 6 Aprile 2009. Come tantissimi altri studenti fuori sede, negli anni trascorsi in città mi sono ritrovata a dover cambiare casa diverse volte e conosco molti dei palazzi del centro storico perché ci ho vissuto io o ci hanno vissuto amici e parenti. I motivi dei molteplici traslochi erano ovviamente ben assortiti tra problemi di convivenza con gli altri inquilini, necessità di spazi più grandi, affitti che lievitavano nel giro di un contratto senza alcun tipo di miglioria apportata, necessità di affitti più accessibili etc...

Dopo la notte che ha cambiato irrimediabilmente le nostre vite, c'è stato un periodo di solidarietà che si è manifestato in ogni forma possibile tra gli abitanti e non del capoluogo Aquilano. Tutti abbiamo sentito, e molti per la prima volta, quel senso di appartenenza al luogo che ci ha visto crescere e vivere. Tutti abbiamo pensato che quella vita precedente così piena di problemi e piccole insofferenze, era in realtà la vita che ci piaceva vivere. Quando tutto è andato in frantumi, ci siamo ricordati fulmineamente di quanto era bello prendere il caffè ai Quattro Cantoni, passeggiare ogni mattina per il mercato di Piazza Duomo, sorseggiare birra o un bicchiere di vino durante l'aperitivo in centro. Ci siamo ricordati degli alberi e dei viali del maestoso castello in cui si riflettevano le nostre solitudini e i nostri più intimi pensieri. Il Parco del Sole nelle sere estive, il ghiaccio della Fontana Luminosa, i ragazzi in giro fino all'alba del centro. Questo e tante altre cose: mondi personalissimi. Ognuno di noi ha vissuto una propria e diversa L'Aquila e un flusso di sensazioni ricordi ed emozioni ad essa associate.

Esistono tante L'Aquila quante son state le persone che amavano riversarsi nel corso o perdersi per i suoi vicoli in qualsiasi ora del giorno e della notte. ...

Com'era bella L'Aquila, mi piacerebbe tornare a stancarmi ancora e ancora di Lei... Dopo quella notte in cui ho perso tutta la mia vita precedente fatta di affetti, serate insieme, cenette, passeggiate, piccoli inutili oggetti carichi di vita: foto, libri, cd, conchiglie, quel bigliettini, lettere... quella che era ormai la mia casa, un insieme matematico che includeva la mia vita più intima, sono tornata a vivere a casa dei miei genitori. E come me, tanti altri amici ormai in diaspora sono stati obbligati a fare la stessa scelta immersi in confusioni, la paure e la vita che ancora ci stava appiccicata addosso in qualche strano modo. Non si può spiegare con parole cosa significa quello che abbiamo vissuto tutti quella notte e nel tempo a seguire: è un qualcosa che resta dentro, un silenzio-rumore sommerso che non conosce definizioni ma solo sensazioni. Ogni tanto qualche impressione tra le tante provate ed ancora in circolo nelle vene, torna nella notte. Io le lascio fluire, le accetto e riconosco quale parte sostanziale ormai della mia vita e del mio percorso. Ricordo che realizzai di avere lividi sul corpo solo tre giorni dopo quella notte nefasta, e ho paura che lo stesso accadrà con i traumi associati ad un mostro che è venuto a destarci nella nostra ora d'innocenza, proprio quando sei lì che dormi simile ad un bambino. Abbiamo ancora tanto da razionalizzare: una vita precedente fatta di momenti non più ripetibili rappresenta una sorta di morte.

Ti può abbattere oppure dare nuova energia vitale. Ma essere vivi non basta. Intendevo scrivere del problema degli affitti, e mi ritrovo invece a parlare della nostra ferita aperta. E lo faccio perché forse qualcuno non ha ancora ben chiaro quello che è davvero successo e quello in cui, al di là delle promesse, potrebbe trasformarsi la nostra città.

Siamo tutti a bravi a proclamare che 'L'Aquila tornerà a volare' quando quest'aquila non è poggiata sul nostro braccio ma su quello di qualcun altro. Ci sarebbe da chiedersi quanto l'aiuto esterno possa essere considerato 'radicato'. Quanta è passione, quanto è invece tornaconto personale. In questi mesi ho solo visto un Potere che è riuscito a dividere i veri attori del dramma che ci ha investiti. Dividi et impera. Aquilani divisi tra 'irriducibili' e 'aquile di mare', Aquilani DOC e stranieri, Aquilani e studenti, Berlusconiani e non... in pochi hanno riflettuto sul fatto che mentre continuiamo futilmente a crogiolarci in queste inezie, c'è un Potere decisionale che viene dall'alto e che sta modificando indelebilmente il nostro paesaggio ed i legami stabili della nostra comunità.

Ognuno deve fare la propria parte e contribuire. Ognuno di noi è responsabile. Noi studenti abbiamo sempre discusso tra noi del problema degli affitti, della qualità della vita dentro alle case del centro storico e nelle cantine in cui venivamo alloggiati. Il dilemma degli affitti era un problema precedente al sisma. Negli anni abbiamo trovato una comunità locale spesso ostile per certi versi, dove i proprietari e le attività commerciali detenevano il potere di imporre i prezzi e le condizioni. Rappresentavamo una fonte di guadagno indiscussa per la città mentre sia il comune con le sue ordinanze, sia la popolazione con i suoi continui lamenti in merito alla vita notturna degli studenti, hanno più volte mostrato che lo studente, sebbene fonte di lucro, rappresentava una figura esterna alla comunità aquilana, non integrato perché di fuori, non integrabile perché solo di passaggio...

Quello che è successo alla Casa dello studente è molto simbolico in tal senso, e dimostra il tipo di tutela che ci era riservato. Ho vissuto come tanti colleghi in case dentro cui i proprietari non avrebbero fatto vivere nemmeno il loro gatto: con prezzi esorbitanti, muri completamente neri di muffa, stanze singole che definirei più 'singolari' dove c'era spazio solo per un letto, un comodino e mensole dove lasciare vestiti e libri a prendere l'umidità. Stanze così piccole che riuscivo a fare tutto ed arrivare dappertutto stando comodamente seduta sul mio letto. Così ho vissuto io e come me tanti altri studenti che sono rimasti uccisi sotto quelle macerie. Studenti che come voi Aquilani hanno perso molto e adesso vagano senza identità in luoghi dove non si sentono radicati. Perché nonostante tutti i problemi, quella che costruivamo ogni giorno in quelle stanze anguste era la nostra vita e ciò che ci identificava. Molti di noi sono convinti della necessità di tornare in città per partecipare in qualche modo al processo di ricostruzione sociale. Vogliamo tornare nella città che amiamo, che ci ha plasmati e regalato attimi che risuonano e che, come un terremoto continuo, vibrano tra la testa e il cuore continuamente. Una vibrazione che genera un moto, una volontà di moto verso il nostro passato aquilano per ricostruire un futuro insieme. Vorremmo essere partecipi e avere la possibilità di ristabilire qualche livello di normalità anche per voi Aquilani di nascita. Siamo legati alla città per motivi differenti ai vostri ma che aggiungono solo ulteriori motivi alla realtà che rappresentava L'Aquila e che adesso è lì abbandonata, straziata tra tenebra, silenzi e ferite aperte. Senza noi. Un palcoscenico decadente e senza più i suoi attori. Senza protezione. Negli ultimi due mesi ho ricevuto proposte per stanze in affitto che hanno raggiunto picchi fuori da ogni norma e in zone dove prima era inimmaginabile per uno studente anche solo pensare di prendere una stanza. In una città fantasma dove a fine serata, dopo gli sbattimenti quotidiani legati ai problemi del trasporto per recarsi nelle nuove sedi universitarie, ci sono pochissimi luoghi d'aggregazione. Se, per ipotesi, uno studente decidesse di affittare una stanza in una qualunque di queste zone periferiche, non potrebbe contare ovviamente su mezzi di trasporto adeguati per gli spostamenti serali. Cosa si sta facendo dall'alto per risolvere i problemi di noi studenti fuori sede? Assolutamente nulla. Quei pochi posti letto messi a disposizione dalle istituzioni rappresentano una minima percentuale della totale popolazione fuori sede presente a L'Aquila precedentemente al sisma. Le poche case disponibili sono diventate il pretesto per affittarle di nuovo a noi studenti e a prezzi che non hanno alcuna ragione di esistere data la situazione generale.

Purtroppo molti studenti come me, sebbene legati visceralmente alla città e sebbene disposti a restarci, opteranno per trasferimenti in città attualmente più economiche e vivibili rispetto a L'Aquila. Purtroppo certi cittadini credono che i fuori sede siano obbligati a pagare questi prezzi perché iscritti presso la facoltà dell'Aquila. Quello che non considerano forse, è il fatto che ognuno di noi fuori sede potrebbe, nel caso, valutare l'idea di lasciare per sempre L'Aquila. E questa popolazione bistrattata che rappresentiamo e di cui nessuno si è mai occupato e che nessuno ha tutelato a dovere, e che resta lì in silenzio pur avendo pagato un prezzo molto alto per quello che è successo, si andrà inevitabilmente ad aggiungere a tutti gli sfollati sulla costa e in Abruzzo che non sanno se e quando potranno tornare in città. Attualmente si può vivere a Roma pagando una stanza singola 300 euro. Lo stesso prezzo che richiedono i proprietari a L'Aquila.

Credete davvero che ci sia qualcuno disposto a pagare questo prezzo?

Per quali servizi? Con quale rispetto? Se anche si riuscisse a costruire nuove case per tutti gli sfollati, cosa rappresenterebbe questa città?Una serie di quartieri dislocati senza identità e prospettive future, con un centro storico immobile e aule di università vuote. L'unica soluzione possibile è cercare di contribuire tutti al sogno dell'Aquila che torna a volare facendolo dal basso, dal nostro piccolo quotidiano e tramite quello che possiamo offrire. Se io fossi aquilana e avessi una famiglia lì e una casa disponibile da affittare, non penserei solo al mio orticello senza considerare che sono solo una dei pochi fortunati e che le cose per me avrebbero potuto essere diverse. Credo invece che investirei questa mia fortuna per vedere rinascere la mia città e dare la possibilità ai miei figli un giorno di vivere in una comunità in pieno fermento culturale, con cittadini di nascita, stranieri e popolazione studentesca che arrivi da ogni parte del mondo ad arricchire il mio territorio. Se io fossi membro di una delle famiglie aquilane accolte nel progetto C.A.S.E. smetterei di cantare in TV le gesta di chi ha semplicemente fatto quello per cui è pagato e per cui noi siamo chiamati a pagare le tasse. Uno stato ha l'obbligo di salvaguardare la popolazione che ne fa parte e che contribuisce alla sua ragione d'essere attraverso il proprio reddito e i propri consumi. Nessuno vi sta regalando nulla. E se a volte avete l'impressione che lo stia facendo, allora forse a qualcuno è stato sottratto qualche diritto, come il diritto, ad esempio, di restare nella propria città.

Questi aquilani già sistemati dovrebbero spostare lo sguardo un po' più in là del proprio orticello e valutare cosa si sta facendo effettivamente per tutta la comunità. Per i propri concittadini. Per gli studenti che hanno animato le vie del corso per anni.

La rinascita, se ci sarà, dovrà essere attuata insieme e uniti contro quella che sarebbe un'ingiustizia: lasciar morire una città capoluogo piena di storia e pervasa da piccole storie individuali che la trasformavano in un mosaico magico e peculiare. Di fronte alle necessità attuali delle persone che abbiamo intorno, non si può pensare solo a se stessi. Si rischierebbe, un giorno, di guardarsi intorno e trovare solo l'essenziale: nuove case antisismiche in cui vivere. E, sullo sfondo, un centro storico vuoto che ci aspetta, tutti, e che ci chiede di essere uniti per far valere i nostri diritti.

Noi studenti siamo disposti a fare la nostra parte di rinunce per l'amore che ci lega al territorio, e crediamo che la nostra presenza in città potrebbe rappresentare un valido incentivo affinché il centro storico torni a vivere: sarete disposti anche voi a rinunciare a qualcosa?

Una studentessa fuori sede qualunque.
 

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