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La Pfizer abbandona la ricerca sull’Alzheimer. Altri continuano
Attualità
Giovedì 11 Gennaio 2018

La Pfizer abbandona la ricerca sull’Alzheimer. Altri continuanoCi sono ancora molte strade aperte per avvicinarsi, in un futuro non molto lontano, a possibili cure dell’Alzheimer. E oltre ai colossi dell’industria, contano i piccoli gruppi

Fonte: Corriere della Sera
di Marco Trabucchi, Associazione Italiana di Psicogeriatria

Da pochi giorni è stata annunciata la decisione della Pfizer, una delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo, di abbandonare la ricerca sui farmaci in grado di curare (e di prevenire) la demenza di Alzheimer. L’uscita di un’azienda farmaceutica così importante da studi e ricerche sulle demenze, e l’Alzheimer in particolare, ha destato preoccupazione nel mondo della ricerca, perché vi è il rischio che si impoverisca il campo, considerando la mole di investimenti di cui è capace un grande gruppo farmaceutico.

Interpretazioni pessimistiche

Ma ancora più preoccupazione ha destato la possibile interpretazione dell’evento da parte dei cittadini, in particolare di chi è coinvolto con persone affette dalla malattia. Questa decisone diffonde un messaggio negativo, che peraltro non è stato espresso dalla Pfizer: non sappiamo più dove orientarci, la ricerca costa troppo rispetto ai possibili risultati, ci deve pensare lo Stato… Per contrastare questi timori, che rendono ancor più triste la vita già terribilmente faticosa di malati e famiglie, è necessario diffondere un messaggio positivo: vi sono ancora strade aperte per avvicinarsi in un futuro non molto lontano a possibili cure dell’Alzheimer.

Puntare sulla lotta all’infiammazione

In particolare ricordo, tra le molte indicazioni fortemente innovative, che la neurodegenerazione, meccanismo finale di un processo che porta alla demenza, può essere causata da fenomeni di tipo infiammatorio. Infatti l’infiammazione è una risposta normale del sistema immunitario in presenza di eventi negativi (si pensi a infezioni o traumi); se però tale risposta si protrae nel tempo diventa un evento negativo, che induce danni ai tessuti del cervello, fino alla loro morte (appunto la neurodegenerazione). Questo percorso oggi rappresenta una speranza concreta per la ricerca sulle demenze; occorre però che chi detiene i grandi capitali da investire in ricerca sia disponibile ad aprire nuove vie.

Il ruolo delle start up

Ma è allo stesso tempo importante che anche piccoli gruppi di ricerca o le aziende start up siano supportati nell’innovazione. Infatti, talvolta le idee radicalmente nuove non vengono sviluppate nei grandi complessi industriali, ma in piccoli gruppi molto agili, capaci di pensiero fuori dai tracciati. La rinuncia alle strade già percorse per anni non deve diventare la rinuncia a cercare risposte importanti per i molti milioni di cittadini che in tutto il mondo soffrono di demenza. Bisogna però avere il coraggio, quello che forse non ha chi è responsabile di budget enormi, di innovare radicalmente anche in alcuni ambiti della farmacologia, come sanno fare, ad esempio, i giovani coinvolti negli studi sull’intelligenza artificiale.

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