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Università, Gentiloni: dopo decenni inversione tendenza, ma primi passi
Attualità
Lunedì 13 Novembre 2017

Università, Gentiloni: dopo decenni inversione tendenza, ma primi passiNell'università «stiamo cercando di risalire la china: veniamo da decenni di crisi, di difficoltà, penso alla crisi di immatricolazioni. Riconosco il grande impegno del ministro Fedeli», c'è «un'inversione di tendenza, qualche primo passo nella direzione giusta»

Fonte: Scuola24
di Al.Tr.

Lo ha detto il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, parlando a Roma al convegno "L'università italiana nell'Europa di domani". Gentiloni ha anche parlato «con orgoglio» delle 1.611 assunzioni di ricercatori contenute nella legge di bilancio, una misura importante visto che i nostri studiosi «spesso fanno le nozze con i fichi secchi», e «siamo in alto per numero di pubblicazioni, ma indietro su risorse», ha detto il premier. Aprendo il suo intervento, il premier ha citato Umberto Eco: «Solo le università possono insegnarci come filtrare la conoscenza».

Al convegno era presente anche la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, la quale ha annunciato che nel prossimo anno l'Ffo, il Fondo di finanziamento ordinario delle univerità «tornerà a crescere del 6,4%». Al convegno è giunto anche il messaggio del commissario Ue per la ricerca, Carlos Moedas: «Il nostro compito è intercettare e valorizzare eccellenze in tutta Europa», ha scritto.

Gentiloni: non possiamo permetterci basso livello immatricolazioni
Nel suo intervento Gentiloni ha messo l'accento sul calo delle immatricolazioni: «Un paese come il nostro, con la sua cultura ma anche la sua ricchezza da seconda potenza industriale e manifatturiera di Europa - ha detto - non può accontentarsi di questi numeri. Non ci possiamo permettere di avere un livello cosi' basso di immatricolazioni».

Legge di bilancio, priorità disoccupazione giovanile
Il premier ha spiegato che «la legge di bilancio, sia pure con risorse limitate, cerca di avere tra le sue grandi priorità quella di continuare a contribuire ad aggredire il tema della disoccupazione giovanile, dare un colpo allo stock, scusate l'espressione, alla massa critica della disoccupazione giovanile con cui dobbiamo fare i conti».

Ricercatori fanno "nozze con fichi secchi"
«I nostri ricercatori, i nostri docenti, specie nell'ultimo decennio - ha osservato Gentiloni - hanno lavorato in condizioni non facili e nonostante tutto hanno continuato a ottenere risultati di eccellenza: l'Italia, nel periodo 1996-2014, è l'ottavo Paese al mondo per numero pubblicazioni scientifiche, ma è il terzo Paese al mondo considerando il rapporto tra numero di pubblicazioni e investimenti in ricerca e sviluppo. Detto in altri termini, fanno in molti casi le nozze con i fichi secchi».

Fedeli: Ffo crescerà del 6,4% nel 2018
La ministra dell'Istruzione ha detto che nel 2018, rispetto al 2015, tornerà a crescere, mettendo a disposizione «quasi mezzo miliardo di euro in più». Tra gli indicatori «confortanti» la ministra ha indicato anche i fondi straordinari per l'assunzione dei ricercatori di tipo B, «solo quest'anno 1300 posti in più», «una riduzione degli squilibri territoriali», l'avvio di percorsi di semplificazione
di norme e procedure, «incluse quelle che riguardano i percorsi di carriera, specie nel pre-ruolo», «una politica improntata alla valutazione, con aspetti molto positivi». La ministra ha quindi sottolineato come «l'investimenti sulla filiera del sapere» debba «essere al centro delle scelte politiche» e ha insistito sulla necessità di favorire le pari opportunità nelle carriere universitarie» .

Da Anac stringenti raccomandazioni per assunzioni
Fedeli ha poi ricordato come il nuovo piano anticorruzione Anac, redatto con Crui, Cun e Codau per il quale i lavori preliminari si sono conclusi ieri, prevede «stringenti raccomandazioni per le modalità di assunzione negli atenei» e ha spiegato che presto emanerà «un apposito documento rivolto alle autonomie universitarie» per « per prevenire opacità illegalità e discriminazioni e per consolidare buone pratiche di trasparenza e di correttezza».

Per 35 % occupati gap con studi fatti
Fedeli ha riferito che «il 35% degli occupati (più di un italiano che lavora su 3, in Germania è 1 su 5, in Svizzera 1 su 8) svolge un lavoro che non ha alcuna relazione con il proprio percorso di studi». Citando un documento Ocse ("Getting skills right"), la ministra ha ricordato che «in Italia a fronte di un 21% di occupati sotto-qualificati e di un 6% privo delle competenze adeguate all'occupazione svolta, vi è un 18% di occupati sovra-qualificati e un 12% di personale provvisto di competenze superiori a quelle necessarie per la propria occupazione».

Ancora alto il tasso di abbandono
La ministra ha quindi sottolineato che nel 2016 in Italia «sono stati 232.321 su 462.472 i diplomati nel 2016 che si sono iscritti all'università, a fronte del 70% della Francia». «Sono soprattutto i giovani diplomati negli istituti tecnici e professionali - ha aggiunto - a non iscriversi ad un livello terziario, non potendo contare, ancora, su un'offerta di percorsi di studi professionalizzante». Inoltre,«nell'anno accademico 2016-2017 - ha aggiunto - 32.194 studenti hanno lasciato gli studi, circa l'11% degli immatricolati. Particolarmente sfavoriti sono i diplomati agli istituti professionali, per i quali l'abbandono è al 25,1% (pari a 3.844 studenti), seguiti dai tecnici con il 21% (pari a 12.544 studenti) e dai licei con il 6,9% (pari a 12.937 studenti)». «Inutile dire che qui - ha dunque sottolineato - molto deve lavorare la nuova politica di orientamento su cui stiamo investendo in maniera significativa».

Italia al top per i Neet
Fedeli ha infine ricordato che il nostro paese è nella lista dei paesi con il maggior numero di Neet, giovani tra i 20 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in corsi di formazione: sono il 33,8%, mentre in Germania sono il 9,27%, il 20,9% in Francia, il 27,2% in Spagna e il 15,64% nel Regno Unito.

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