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Numero chiuso università: si può entrare al secondo anno?
Attualità
Lunedì 09 Ottobre 2017

Numero chiuso università: si può entrare al secondo anno?Facoltà universitarie a numero chiuso al primo anno: possibile l’accesso al secondo anno senza test di ammissione?

Fonte: Laleggepertutti.it

Buone notizie per gli studenti che, volendo entrare in una facoltà universitaria a numero chiuso, non passano le selezioni. Potranno infatti liberamente accedervi il secondo anno, dopo aver provvisoriamente frequentato un corso di una facoltà “parallela”, senza alcuna restrizione. Nessuna legge lo impedisce. A dirlo è una recente sentenza del Tar Lombardia [1] che ha accolto il ricorso di uno studente a cui era stata negata l’iscrizione al terzo anno del corso di laurea in fisioterapia, previa riconversione creditizia del titolo di massofisioterapista triennale e del diploma in osteopatia. In pratica, nelle facoltà universitarie a numero chiuso si può sempre entrare al secondo anno.

L’interpretazione non è  nuova. Anzi, già dal 2015 il Consiglio di Stato aveva chiarito [2] che anche per i corsi ad accesso programmato diversi da medicina, l’esame di ammissione deve riguardare esclusivamente l’accesso al primo anno di corso. La normativa [3] subordina l’ammissione ai corsi i cui accessi sono programmati a livello nazionale o dalle singole università, al previo superamento di apposite prove di cultura generale: la locuzione “ammissione” contenuta nella norma fa riferimento al solo «primo accoglimento dell’aspirante nel sistema universitario». Come il Consiglio di Stato, numerose altre sentenze, tra cui già lo stesso Tar Lombardia [4] e il Tar L’Aquila [5] hanno sposato la medesima interpretazione

Nel definire modalità eicontenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale il decreto ministeriale usa indifferentemente i termini di “ammissione” ed “immatricolazione”, facendo riferimento quest’ultimo allo studente che si iscrive al primo anno di corso. Ne consegue che, anche per i corsi ad accesso programmato diversi da Medicina, l’esame di ammissione riguarda esclusivamente l’accesso al primo anno di corso.

C’è comunque da dire che lo stesso Consiglio di Stato ha fornito, in materia, anche precedenti di segno opposto, rigettando la richiesta degli studenti [6] (si vedano le sentenze riportate, in sintesi, qui di seguito, e per esteso nel relativo box alla fine del presente articolo).

Anche in tema di trasferimento da università straniera ad università italiana soggetta al regime del c.d. “numero chiuso”, i trasferimenti non sono in alcun modo soggetti, a livello di formazione primaria e secondaria, ad alcun requisito di ammissione, ferma la disciplina in materia di riconoscimento dei crediti già maturati dallo studente; la subordinazione dell’ammissione ai corsi programmati al «previo superamento di apposite prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi» si riferisce al solo “primo accoglimento” dell’aspirante nel sistema universitario.


T.A.R. Milano, (Lombardia), sez. III, 19/07/2016,  n. 1441

L’art. 4, l. 2 agosto 1999 n. 264 subordina l’ammissione ai corsi i cui accessi sono programmati a livello nazionale o dalle singole Università al previo superamento di apposite prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi. La locuzione “ammissione” contenuta nella norma sopra menzionata fa riferimento al solo “primo accoglimento dell’aspirante nel sistema universitario”. Nel definire modalità eicontenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale a.a. 2012 – 2013, il d.m. 28 giugno 2012 usa indifferentemente i termini di “ammissione” ed “immatricolazione”, facendo riferimento quest’ultimo allo studente che si iscriva al primo anno di corso. Ne consegue che, anche per i corsi ad accesso programmato diversi da Medicina, l’esame di ammissione riguarda esclusivamente l’accesso al primo anno di corso.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo), sez. I, 26/11/2015,  n. 795

In tema di trasferimento da università straniera ad università italiana soggetta al regime del c.d. “numero chiuso”, i trasferimenti non sono in alcun modo soggetti, a livello di formazione primaria e secondaria, ad alcun requisito di ammissione, ferma la disciplina in materia di riconoscimento dei crediti già maturati dallo studente di cui ai commi 8 e 9 dell’art. 3 del D.M. 16 marzo 2007; la subordinazione dell’ammissione ai corsi programmati al “previo superamento di apposite prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi” si riferisce al solo “primo accoglimento” dell’aspirante nel sistema universitario, interpretazione preferibile sulla base di indici testuali (riferimento al possesso del diploma di scuola secondaria superiore, confusione lessicale nel contesto della normazione tra “ammissione” e “immatricolazione”) e logici (riferimento ai programmi della scuola secondaria superiore e alla sola verifica della “predisposizione per le discipline oggetto dei corsi”); i trasferimenti sono sottoposti alla sola autonomia regolamentare degli Atenei che potrebbero condizionarli al superamento di una qualche prova di verifica del percorso formativo già compiuto, previa determinazione, per ogni anno accademico e in relazione ai singoli anni di corso, dei posti disponibili per i trasferimenti, sulla base del rispetto imprescindibile della ripartizione di posti effettuata dal Ministero negli anni precedenti. Tale conclusione è perfettamente aderente al sistema comunitario, che garantisce la libertà di circolazione e soggiorno nel territorio degli Stati comunitari anche nel settore dell’istruzione e favorisce la mobilità degli studenti e l’accesso agli studi di insegnamento superiore.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo), sez. I, 03/07/2015,  n. 520

La subordinazione dell’ammissione ai corsi di laurea programmati al previo superamento di prove di cultura generale ad hoc, approntate sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento attitudinale verso le discipline oggetto dei corsi medesimi, è ammissibile esclusivamente in relazione al primo accoglimento dell’aspirante nel sistema universitario.

T.A.R. Roma, (Lazio), sez. III, 07/12/2016,  n. 12247

E’ illegittima la delibera con la quale il Consiglio di Corso di laurea in Medicina e Chirurgia di una Università italiana respinge l’istanza avanzata da alcuni studenti iscritti al primo anno di studi di Facoltà di Medicina di un’Università straniera, volta ad ottenere il trasferimento presso l’Università italiana con iscrizione ad anno successivo al primo del corso di laurea in Medicina e Chirurgia con la motivazione che gli studenti, provenendo da Università straniere, non avrebbero superato in Italia l’esame di ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia, requisito essenziale previsto dal manifesto degli studi. Infatti, la possibilità di transitare al secondo anno o ad anni successivi della facoltà di Medicina e Chirurgia di una Università Italiana non può, sulla base della vigente normativa nazionale ed europea, essere condizionata all’obbligo del test di ingresso previsto per il primo anno, che non può essere assunto come parametro di riferimento per l’attuazione del trasferimento in corso di studi, salvo il potere/dovere dell’Università di concreta valutazione, sulla base di appositi parametri, del periodo di formazione svolto all’estero e salvo altresì il rispetto ineludibile del numero dei posti disponibili per il trasferimento, così come fissato dall’Università stessa per ogni anno accademico in sede di programmazione, in relazione a ciascun anno di corso.

Consiglio di Stato, sez. VI, 15/10/2013,  n. 5015

Dall’esame del combinato disposto degli art. 1 e 4 della 2 agosto 1999 n. 264, in relazione all’art. 6 d.m. 22 ottobre 2004 n. 270 (recante la disciplina dell’autonomia didattica delle università), non emerge in alcun modo che l’obbligo di sostenere il test d’ingresso per l’accesso alle facoltà a numero chiuso operi unicamente nelle ipotesi in cui (peraltro, secondo “id quod plerumque accidit”) l’accesso avvenga al primo anno di corso, dovendosi invece ritenere – stante l’inequivoco disposto normativo – che il medesimo obbligo sussista anche (in assenza di condizioni esimenti) nel caso di domanda di accesso dall’esterno direttamente ad anni di corso successivi al primo. In tal senso depone, in modo chiaro ed univoco, la previsione di cui al comma 1 dell’art. 4 l. n. 264 del 1999 che, nel prevedere che “l’ammissione ai corsi di cui agli artt. 1 e 2 è disposta dagli Atenei previo superamento di apposite prove”, non fa alcuna distinzione fra l’accesso al primo anno di corso e l’ammissione agli anni di corso successivi.

Consiglio di Stato, sez. VI, 10/04/2014,  n. 1722

Dall’esame degli art. 1 e 4, l. 2 agosto 1999 n. 264 (“Norme in materia di accessi ai corsi universitari”), in relazione all’art. 6, d.m. 22 ottobre 2004 n. 270 (recante la disciplina dell’autonomia didattica delle università), non emerge che l’onere di superare il test d’ingresso per l’accesso alle facoltà a numero chiuso operi nelle sole ipotesi in cui (secondo l’ “id quod plerumque accidit”) l’accesso avvenga al primo anno di corso, dovendosi invece ritenere, stante l’inequivoco disposto normativo, che il medesimo obbligo sussista anche (in assenza di condizioni esimenti) nel caso di domanda di accesso dall’esterno direttamente ad anni di corso successivi al primo. In tal senso depone, in modo chiaro e univoco, l’art. 4, comma 1, l. n. 264/1999 che, nel prevedere che “l’ammissione ai corsi di cui agli art. 1 e 2 è disposta dagli Atenei previo superamento di apposite prove”, non distingue fra l’accesso al primo anno di corso e l’ ammissione agli anni di corso successivi.

note

[1] Tar Lombardia, sent. n. 1823/2017 del 15.09.2017.

[2] Cons. St. sent. n. 1/2015

[3] Art. 4 L. n. 264/1999.

[4] Tar Lombardia, sent. n. 1441/2016

[5] Tar L’Aquila, sent. n. 795/2015 e n. 520/2015.

[6] Cons. St. sent. n. 462/2012.


Sentenza

 

T.A.R. Milano, (Lombardia), sez. III, 19/07/2016, (ud. 25/05/2016, dep.19/07/2016),  n. 1441 FATTO e DIRITTO

1.-Il ricorrente ha presentato all’Università di Pavia la domanda di iscrizione all’ultimo anno del corso universitario di fisioterapia, sulla scorta della riconversione creditizia della carriera scolastica e lavorativa. In particolare il ricorrente è in possesso dei seguenti titoli: laurea in Scienze Motorie conseguita presso l’Università di Genova il 26.2.2002; diploma triennale di massaggiatore masso fisioterapista conseguito in data 8.7.2010; Master Universitario di I livello in “Ricerca e riabilitazione avanzata” conseguito presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata conseguito in data 29.11.2011; laurea in fisioterapia presso l’Università Politechnika Opolska di Opole, in Polonia in data 17.6.2014.

La domanda è stata respinta in quanto, secondo l’Università, tutti gli studenti che chiedono l’ammissione ad anni successivi sono tenuti al superamento dell’esame di ammissione. Inoltre l’ammissione ad anni successivi è subordinata alla presenza di posti disponibili e all’idoneità della carriera pregressa.

Contro il suddetto atto il ricorrente ha sollevato i seguenti motivi di ricorso.

l.Violazione e falsa applicazione degli artt. 4, I. 42/1999, dell’art. 6, d.lgs. 502/1992, dell’art. 5, d.m. 270/2004, del d.m. Ministero della Salute del 27 luglio 2000. Eccesso di potere nella forma sintomatica dello sviamento, difetto di istruttoria.

2.-Violazione e falsa applicazione del d.m. Ministero della Salute del 27 luglio 2000 sotto ulteriori profili. Violazione degli artt. 1,3,34 e 35 della Costituzione. Violazione e falsa applicazione della disciplina di Ateneo in materia di rivalutazione della carriera. Eccesso di potere per omessa istruttoria e sviamento.

La difesa dello Stato ha chiesto la reiezione del ricorso.

All’udienza del 25 maggio 2016 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.

3.-Il primo motivo di ricorso è fondato in quanto l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 1/2015 e la successiva giurisprudenza (Cons. Stato, VI, 4 giugno 2015 n. 2746) hanno chiarito che: 1) l’art. 4 l. 2 agosto 1999, n. 264 subordina l’ammissione ai corsi i cui accessi sono programmati a livello nazionale (art. 1) o dalle singole università (art. 2), al “previo superamento di apposite prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi”; 2) la locuzione “ammissione” contenuta nella norma sopra citata fa riferimento al solo “primo accoglimento dell’aspirante nel sistema universitario”; 3) nel definire “modalità e contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale a.a. 2012-2013”, il d.m. 28 giugno 2012 usa indifferentemente i termini di “ammissione” ed “immatricolazione”, facendo riferimento quest’ultimo allo studente che si iscriva al primo anno di corso.

Ne consegue che, anche per i corsi ad accesso programmato diversi da Medicina, l’esame di ammissione riguarda esclusivamente l’accesso al primo anno di corso.

4.-Per quanto attiene, poi, alla riconversione creditizia dei titoli di studio posseduti, occorre rammentare che la giurisprudenza ha riconosciuto che il diploma di massofisioterapista rappresenta titolo equipollente al diploma universitario di fisioterapista, indipendentemente dal periodo in cui è stato conseguito (Cons. Stato, VI, 05/03/2015 n. 1105).

Per quanto riguarda poi i titoli conseguiti all’estero la giurisprudenza ha riconosciuto che l’università italiana non può opporre all’istanza di trasferimento il solo fatto del mero mancato superamento dei test di accesso, ma deve in concreto valutare il periodo formativo svolto all’estero, al fine di non violare il principio comunitario di libera circolazione delle persone (Cons. Stato, VI, 4 giugno 2015 n. 2746).

Per quanto attiene poi all’esistenza di posti disponibili, non è contestato quanto affermato dal ricorrente in merito all’esistenza, al momento della domanda di tre posti disponibili, per cui tale elemento non può più essere rivalutato dall’amministrazione.

5.-Per quanto riguarda la domanda risarcitoria per mero ritardo, conseguente al fatto che il procedimento si è concluso oltre il termine di conclusione del procedimento e dopo lo spirare dei termini di iscrizione all’Università e di quelli per lo svolgimento dei test di ammissione, la domanda è fondata in quanto il termine di conclusione del procedimento era di 30 giorni ed è spirato in data 6.9.2015, mentre la risposta illegittima è stata emanata in data 6.11.2015.

A tal fine il Collegio ritiene opportuno quantificare il danno sofferto per il ritardo in euro 3.000,00.

6.-In definitiva quindi il ricorso va accolto con conseguente annullamento degli atti impugnati, cui consegue l’obbligo per l’Università di riprovvedere entro 30 giorni dal ricevimento della presente sentenza. Va accolta inoltre anche la domanda risarcitoria per il danno da mero ritardo.

7.-Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati. Condanna l’Università al risarcimento dei danni al ricorrente che liquida in euro 3.000,00.

Condanna l’amministrazione al pagamento delle spese processuali al ricorrente, che liquida in euro 4.000,00 oltre IVA e CPA come per legge. Pone a carico dell’amministrazione anche la restituzione del contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Vista la richiesta dell’interessato e ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 25 maggio 2016 con l’intervento dei magistrati:

Ugo Di Benedetto, Presidente

Alberto Di Mario, Consigliere, Estensore

Diego Spampinato, Primo Referendario

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 19 LUG. 2016.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo), sez. I, 03/07/2015, (ud. 24/06/2015, dep.03/07/2015),  n. 520

Fatto

Il ricorrente, iscritto al Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università “Vasile Goldis ” di Arad (Romania), ha presentato all’Università degli studi dell”Aquila istanza per il trasferimento (iscrizione/immatricolazione) per l’anno accademico 2013/2014.

L’Università ha respinto la richiesta con la motivazione che lo studente, provenendo da Università straniera, non avrebbe superato in Italia l’esame di ammissione al corso di laurea in questione

Il ricorrente ha proposto il presente ricorso impugnando il diniego e il presupposto bando (che prescriveva per i trasferimenti il requisito della previa iscrizione in università italiana precludendolo agli studenti provenienti da Università straniere) deducendo plurimi profili di violazione di legge ed eccesso di potere e rilevando in particolare l’illegittimità della detta preclusione, integrante violazione delle disposizioni, anche comunitarie, intese al riconoscimento dei percorsi formativi compiuti, l’illogicità della richiesta sottoposizione al test d’ingresso per studenti qualificati dal già compiuto percorso, l’ulteriore illegittimità del diniego considerando la persistente scopertura di posti disponibili; il ricorrente proponeva altresì, subordinatamente alla mancata concessione della tutela cautelare, domanda risarcitoria “dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, subiti e subendi dal ricorrente, in conseguenza degli atti illegittimi emanati”.

Si costituiva l’Amministrazione resistente deducendo la piena legittimità del provvedimento impugnato.

Con ordinanza di questo TAR n. 52/2014, veniva accolta l’istanza cautelare “ai fini del riesame, inteso alla valutazione e graduazione delle istanze in vista dello scorrimento dei posti non assegnati ivi compresi quelli riservati a studenti extracomunitari”.

Con Ordinanza del Consiglio di Stato n. 2453/2014, la predetta Ordinanza TAR veniva riformata con il rigetto dell’istanza cautelare proposta in primo grado.

Le parti depositavano memorie illustrative.

All’esito della pubblica udienza del 4 giugno 2015, il Collegio riservava la decisione in camera di consiglio.

Diritto

Il ricorso è, nei limiti di quanto più sotto si dirà, fondato.

Con sentenza resa in Adunanza Plenaria n. 24 del 2015 il Consiglio di Stato, all’esito di un impegnato dibattito e di un’attenta rimeditazione, ha infine delineato i tratti essenziali della fattispecie de qua (trasferimento da Università straniera ad università italiana soggette al regime del c.d. “numero chiuso” senza previa sottoposizione al previsto test di accesso ovvero in caso di mancato conseguimento di punteggio minimo richiesto per l’idoneità), come segue:

a)-i trasferimenti non sono in alcun modo soggetti, a livello di normazione primaria e secondaria, ad alcun requisito di ammissione, ferma la disciplina in materia di riconoscimento dei crediti già maturati dallo studente di cui ai commi 8 e 9 dell’art. 3 del D.M. 16 marzo 2007;

b)-la subordinazione dell’ammissione ai corsi programmati al “previo superamento di apposite prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi” si riferisce al solo “primo accoglimento” dell’aspirante nel sistema universitario, interpretazione ritenuta preferibile sulla base di indici testuali (riferimento al possesso del diploma di scuola secondaria superiore, confusione lessicale nel contesto della normazione tra “ammissione” e “immatricolazione”) e logici (riferimento ai programmi della scuola secondaria superiore e alla sola verifica della “predisposizione per le discipline oggetto dei corsi”);

c)-i trasferimenti sono sottoposti alla sola autonomia regolamentare degli Atenei che potrebbero condizionarli al superamento di una qualche prova di verifica del percorso formativo già compiuto, previa determinazione, per ogni anno accademico e in relazione ai singoli anni di corso, dei posti disponibili per i trasferimenti, sulla base del rispetto imprescindibile della ripartizione di posti effettuata dal Ministero negli anni precedenti “per ogni singola coorte al quale lo studente trasferito dovrebbe essere aggregato” e della intervenuta disponibilità di posti sul plafond di ciascuna “coorte”, e previa fissazione delle modalità di graduazione delle domande e dei criteri e modalità per il riconoscimento dei crediti e per la loro traduzione in iscrizione a un determinato anno di corso (cfr. pagg. 23 e 24 Ad. Pl., cit.);

d)-tale conclusione è perfettamente aderente al (e l’unica compatibile col) sistema comunitario, che garantisce la libertà di circolazione e soggiorno nel territorio degli Stati comunitari anche nel settore dell’istruzione, favorisce la mobilità degli studenti e l’accesso agli studi superiori e non ammetterebbe una normativa nazionale che penalizzasse taluni suoi cittadini per il solo fatto di aver esercitato la loro libertà di circolare e di soggiornare in un altro Stato membro, che costituirebbe una restrizione delle libertà riconosciute dall’art. 18, c. 1, CE a tutti i cittadini dell’Unione e sarebbe ammissibile solo nei limiti di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti;

e)-il mantenimento e la garanzie degli standards formativi e la capacità effettiva dei candidati e la loro qualificazione può e deve avvenire in fase di vaglio dei crediti formativi eventualmente acquisiti presso l’università straniera in relazione ad attività di studio compiute, a frequenze maturate ed esami sostenuti, che compete all’università e agli Istituti di istruzione universitaria indipendentemente dalla provenienza (Ateneo italiano o straniero) dello studente che chiede il trasferimento, essendo quindi irrilevante il requisito “pregresso” di ammissione agli studi universitari in quanto “superato dal percorso formativo didattico già seguito in ambito universitario”, sottoposto a rigoroso controllo che abbia ad oggetto gli esami sostenuti, gli studi compiuti, le esperienze pratiche acquisite, l’idoneità delle strutture e delle strumentazioni necessarie utilizzate dallo studente durante il percorso compiuto in confronto agli standard dell’università di nuova accoglienza.

Deve dunque escludersi che i trasferimenti possano essere condizionati all’obbligo del test di ingresso previsto per il primo anno, “che non può essere assunto come parametro di riferimento per l’attuazione del trasferimento in corso di studi, salvo il potere/dovere dell’Università di concreta valutazione, sulla base di parametri sopra indicati, del “periodo” di formazione svolto all’estero e salvo altresì il rispetto ineludibile del numero di posti disponibili per trasferimento, così come fissato dall’Università stessa per ogni anno accademico in sede di programmazione in relazione a ciascun anno di corso”.

Alla stregua dei principi di diritto sopra illustrati, il ricorso proposto avverso il diniego, motivato sostanzialmente solo sulla mancata sottoposizione al test d’ingresso previsto per l’ammissione al primo anno di corso (ovvero, avendolo affrontato, al mancato conseguimento di punteggio tale da far conseguire utile posizione per ottenere l’accesso ad una università italiana) è fondato, dovendosi procedere al suo annullamento.

Consegue all’annullamento, come puntualmente evidenziato dalla stessa Adunanza Plenaria n. 24/2015, il riesame dell’istanza di trasferimento, previa valutazione del periodo di formazione svolto all’estero e salvo il rispetto ineludibile del numero di posti disponibile per trasferimento in relazione a ciascun anno di corso.

La sussistenza all’attualità di poteri valutativi in capo all’Amministrazione (in relazione alla verifica del percorso di studi già compiuto dallo studente ai fini della idoneità al richiesto trasferimento, oltre che di tutti gli altri presupposti pure indicati nella citata pronuncia dell’Adunanza Plenaria, ivi compresa, in particolare, la necessità di “graduazione” delle istanze rispetto ai posti disponibili per ciascuna “coorte”) esclude nondimeno che il ricorrente sia titolare di un “diritto” all’iscrizione, come erroneamente prospettato ancora nella memoria difensiva dell’8 aprile 2015.

La detta retrocessione del procedimento alla fase di valutazione dell’istanza esclude, del pari, la configurabilità, allo stato, di un diritto al risarcimento, con conseguente rigetto, in parte de qua, della relativa istanza.

Le spese possono compensarsi tenuto conto dell’intervenuto mutamento giurisprudenziale in subiecta materia infine regolata con la citata pronuncia dell’Adunanza Plenaria, mentre il contributo unificato va posto a carico, come per legge, dell’Amministrazione soccombente.

PQM

Il Tribunale Amministrativo regionale per l’Abruzzo – L’AQUILA, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie nei limiti e con gli effetti di cui in motivazione.

Spese compensate con eccezione del contributo unificato che grava, come per legge, sull’Amministrazione soccombente.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in L’Aquila nella camera di consiglio del giorno 24 giugno 2015 con l’intervento dei magistrati:

Bruno Mollica, Presidente

Maria Abbruzzese, Consigliere, Estensore

Lucia Gizzi, Referendario

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 03 LUG. 2015.

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