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Il ministro per l’Università inglese: “Pagheremo il dovuto per uscire dall’Ue”
Attualità
Mercoledì 20 Settembre 2017

Il ministro per l’Università inglese: “Pagheremo il dovuto per uscire dall’Ue”Il ministro per l’Università e la ricerca britannico Joseph Johnson ribadisce gli impegni di Londra sul cosiddetto “Brexit Bill”, il conto che Bruxelles chiede ai britannici per uscire dalla UE (sono i soldi già stanziati per i programmi in corso fino al 2020)

Fonte: La Stampa
di Alberto Simoni

Pagheremo il dovuto”, assicura il ministro. Anche se di fatto il conto non c’è, nessuno l’ha ancora presentato agli inglesi e le cifre che in questi mesi sono circolate sono frutto di calcoli e analisi interne ai palazzi europei (o nei Think tank) ma non vengono dalla Commissione Europea che timbri non ne ha messi.

Eppure il nodo che tiene la Brexit ancora appesa a un destino di cui tutti immaginano contenuti e approdi diversissimi fra loro, vista con gli occhi dei funzionari europei, è proprio la vil pecunia. Fonti di Bruxelles infatti dicono che senza i soldi non ci sarà alcun accordo nel 2019. E che prima di parlare del post Brexit, della transizione, della relazione che la fuggitiva Londra avrà con i Ventisette, gli stessi britannici devono avere idee chiare.

Jo Johnson ha chiare le idee su cosa accadrà alle Università e al mondo della ricerca. Getta lo sguardo avanti: “Vogliamo mantenere collaborazione con l’Italia e gli altri Paesi, vogliamo continuare ad avere questo tipo di mobilità fra studenti e nelle università”. Più che un progetto, ad oggi sembra un desiderio anche perché Johnson non risponde quando gli chiediamo se il numero di studenti nel Regno Unito rientrerà o meno nel numero degli immigrati ammessi a varcare il confine nel post Brexit. “Oggi non c’è alcun limite e non vogliamo metterne” spiega aggiungendo che non cambierà nulla per gli studenti europei negli atenei nel Regno Unito per i prossimi due anni accademici. Nessun divieto, nessun aumento delle tasse, nessuna preclusione. È il dopo che resta una incognita.

Anche per quanto concerne i finanziamenti alla ricerca; le università britanniche godono di fondi europei notevoli, la fine della permanenza nella UE potrebbe generare una crepa nel portafoglio. Lo scenario non spaventa Johnson, la competizione e la qualità dice, contano più dei soldi. Che ci sono, garantisce.

Il 22 settembre Theresa May parlerà a Firenze, di ritorno da New York per l’Assemblea dell’Onu. Un grande discorso su Londra e l’Europa. Secondo alcune anticipazioni dovrebbe fare anche qualche proposta concreta e provare così a dare slancio a dei negoziati che sembrano in fase di stanca in vista del round di ottobre. A Bruxelles, spiegano alcuni uomini a conoscenza del dossier sui negoziati, la domanda che molti si pongono é se Londra abbia realmente le idee chiare su cosa vuole in futuro. “Non basta pubblicare dei paper sul sito governativo per chiudere la partita”.

La May proverà a riprendersi la scena e a dettar il ritmo per evitare - parola di Jo Johnson - che la UE tiri per le lunghe i negoziati. Perché la Brexit, comunque ci sarà.

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