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Come scegliere tra 4.800 corsi? Ecco la bussola per le matricole
Attualità
Lunedì 19 Giugno 2017

Come scegliere tra 4.800 corsi? Ecco la bussola per le matricoleRiflettori sempre più puntati verso l’estero, con l’obiettivo pronto a restringersi sul territorio per siglare “alleanze” con le imprese: le università italiane mettono in campo per il prossimo anno accademico quasi 4.800 corsi, tra primo livello (2.289), secondo livello ( 2.181) e ciclo unico (328)

Fonte: Scuola24
di Francesca Barbieri

Il ventaglio delle proposte, in base al monitoraggio realizzato dal Sole 24 Ore sui corsi per i quali ci si può iscrivere ancora alla data di uscita di questa Guida, si arricchisce di circa 150 new entry, quasi tutte concentrate sul secondo livello (in crescita del 6%). Aumentano, per esempio, le specializzazioni di design, filologia moderna e di varie branche dell’ingegneria (aerospaziale, civile, elettronica, informatica, meccanica, per l’ambiente e il territorio). Più corsi anche a scienze economiche, che con 145 proposte (rispetto alle 138 dell’anno scorso) rappresenta il menu più ricco tra le magistrali.

A crescere, poi, sono i double degree, percorsi di studio che permettono di laurearsi in Italia, ma anche in un ateneo estero. La possibilità viene offerta da 60 università (i due terzi del totale), un terzo in più rispetto a sei anni fa. E i corsi di questo genere sono 588, quasi raddoppiati sul 2011/2012. Percorsi quasi sempre strutturati per dare la possibilità ai ragazzi di svolgere uno stage in azienda fuori dall’Italia, in modo da riuscire a entrare in contatto con il mondo del lavoro nel Paese ospitante.

I vantaggi sembrano ripagare l’investimento fatto: le esperienze di studio all’estero svolte durante gli anni dell’università sono carte vincenti per entrare nel mondo del lavoro. L’ultimo rapporto del consorzio AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati evidenzia che studiare oltreconfine aumenta le chance occupazionali del 12% e, a parità di condizioni, non solo non comporta ritardi nella conclusione del percorso universitario, ma influenza positivamente la probabilità di ottenere elevate votazioni alla laurea. Diversi sono i jolly da giocare nel mondo del lavoro: potenziamento delle lingue straniere, varietà di studi, network di contatti costruito durante i soggiorni internazionali. Possibilità che salgono ulteriormente se viene svolto uno stage.

Per chi vuole restare in Italia e rafforzare le conoscenze linguistiche ci sono comunque oltre 600 corsi parzialmente o totalmente in lingua straniera (prevalentemente in inglese).

Gli atenei, inoltre, cercano di rafforzare i legami con le imprese sul territorio per favorire le esperienze di lavoro prima di aver concluso gli studi. In generale, chi ha svolto un tirocinio curriculare o stage riconosciuto dal corso di studi rappresenta ormai il 56% dei laureati (erano il 44% nel 2006). I tirocini aumentano le chance occupazionali dell’8% e aver lavorato occasionalmente durante gli studi del 48 per cento.

«Buone notizie - commenta Ivano Dionigi, presidente di AlmaLaurea - in un quadro ancora sconfortante in cui appena il 30% dei diciannovenni si iscrive all’università e i Neet, vale a dire i giovani tra i 15 e i 19 anni né occupati né impegnati in percorsi formativi, sono il 24,3% della popolazione attiva, il 10% in più della media europea».

Il titolo universitario, insomma, sembra dare buoni frutti: le performance sul fronte occupazionale evidenziano, in media, che a un anno dal titolo risulta occupato il 68% dei laureati triennali e il 71% dei laureati magistrali biennali. A cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione sale all’87% tra i laureati triennali e all’84% tra i laureati magistrali biennali.

La media, però, nasconde differenze rilevanti. A un anno dal titolo, come evidenziato dalla tabella nella pagina successiva riferita ai titoli magistrali, i migliori sono gli ingegneri (84,9%) e i laureati di area scientifica con l’84% di occupati, mentre all’opposto troviamo i laureati in giurisprudenza (43,9% il tasso di occupazione riferito al corso quinquennale a ciclo unico) e quelli dell’area psicologica (46,2%).

A cinque anni dal titolo il podio incorona medici e professioni sanitarie (93,9% di occupati), ingegneri (93,6%) ed economisti (89,3%).

In recupero, ma ancora agli ultimi posti, i giuristi (74,7% di occupati) vicinissimi ai laureati di area umanistica (74,9 per cento).

Un aspetto da non trascurare, nella scelta del corso, è che in molti casi sono presenti barriere all’ingresso per chi intende iscriversi al primo anno: 2mila lauree sono ad accesso programmato, circa il 41% del totale, in crescita rispetto al 39% di un anno fa.

Il numero chiuso debutterà a settembre anche per alcune facoltà di area umanistica: per la Statale di Milano, per esempio, il Senato accademico ha approvato l’introduzione del numero chiuso per storia, filosofia, lettere, beni culturali e geografia, con un calo di circa un quinto dei posti disponibili.

Fissato a livello nazionale, invece, è il numero di ingressi a medicina e odontoiatria, professioni sanitarie, veterinaria e architettura, con i test che si svolgeranno a settembre. Ma non solo: in questi anni sono aumentati anche le facoltà e i dipartimenti di area economico-statistica, scientifica e tecnica che hanno deciso in autonomia di fissare test d’ingresso iniziali, selettivi o di semplice orientamento per gli studenti.

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