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I videogiochi migliorano le abilità degli studenti universitari
Attualità
Lunedì 19 Giugno 2017

I videogiochi migliorano le abilità degli studenti universitariOrmai non è raro sentire parlare del videogioco come valido strumento da impiegare in ambienti scolastici e formativi, specialmente se legati all’infanzia. Stavolta, però, lo studio portato avanti dall’Università di Glasgow (Scozia) interessa gli studenti universitari e gli effetti del medium sui loro risultati

Fonte: Qdss.it
di Sarah Grossi

Uno studio della School of Humanities dell’Università di Glasgow ha indagato sulle possibilità dei videogiochi di favorire e allenare le capacità di studio e ragionamento degli studenti universitari. Il lettore Matthew Barr ha preso in considerazione, per la sua ricerca, titoli come Portal 2, Gone HomeLara Croft and the Guardian of Light e Borderlands 2.

Barr spiega che generalmente per “abilità del candidato” in un contesto lavorativo o universitario si intende la capacità di risolvere problemi, la flessibilità, le risorse e la comunicazione di un individuo. Spesso però, puntualizza, i corsi di studio universitari non forniscono un adeguato “training” di queste skill, che invece i videogiochi riescono a chiamare in causa. La riflessione per risolvere enigmi, l’esplorazione di tutti gli elementi a disposizione per trovare una soluzione e lo sforzo di comprensione delle meccaniche d’azione dei nemici sono infatti solo alcuni degli allenamenti cerebrali che si attivano mentre si gioca.

Trattandosi, però, di una ricerca che deve fornire prove concrete e dati materiali per giungere a una conclusione, Barr afferma di non potersi limitare alle semplici teorie.

Gli studenti sono stati reclutati per lo studio tramite un’email con un link che portava alla compilazione di un form – l’email era indirizzata a 100 studenti del primo e secondo anno dei corsi di studi del College of Arts di Glasgow (con la stessa media di voti e, pressapoco, lo stesso andamento scolastico). La richiesta spiegava che lo studio avrebbe compreso il giocare ai videogiochi e il completamento di questionari e test. Come premio per il compimento di tutti i compiti assegnati dallo studio, i ragazzi e le ragazze avrebbero ricevuto un buono per l’acquisto su Amazon alla fine del semestre. Tuttavia, non è stata fornita nessuna spiegazione sul motivo dello studio, né su cosa questo avrebbe voluto testare e misurare.

I partecipanti sono stati quindi divisi in due gruppi: un “control group”, al quale è stato chiesto semplicemente di completare un test all’inizio e alle fine dello studio, e un “intervention group” che aveva il compito di completare il primo test, giocare ai videogiochi selezionati e poi completare il test finale.

Il ricercatore scozzese ha tenuto a specificare che i videogiochi scelti per lo studio non erano stati creati con scopi formativi ed educativi, ma semplicemente come prodotti d’intrattenimento. I videogiochi selezionati sono stati: Borderlands 2, Minecraft, Portal 2, Lara Croft and the Guardian of Light, Warcraft III: Reign of ChaosTeam Fortress 2Gone Home e Papers, Please. Le motivazioni per aver compiuto queste scelte si legano alle diverse caratteristiche dei videogiochi che, secondo Barr, vanno a stimolare e migliorare precise skill. Nel caso di Portal 2, per esempio, agli studenti è stato chiesto di giocare a coppie e collaborare per uscire da una stanza e proseuguire in una più avanzata: questo ha messo alla prova le loro capacità di problem solving e di ragionamento come “mente collettiva”, la stessa ragione dietro alla scelta di Lara Croft and the Guardian of Light; nel caso di Gone Home, dove nessun tipo di collaborazione è prevista, si è testata l’abilità di deduzione dei fatti attraverso lettere e indizi; ancora, Warcraft è stato tirato in ballo per testare il gioco di squadra e la collaborazione con più di una sola altra persona.

Come si è concluso l’esperimento e a quali conclusioni è giunto il lettore scozzese?

I risultati ottenuti nel test dall’intervention group erano migliori di quelli del gruppo che non aveva passato le 8 settimane dell’esperimento a giocare a tutti i videogiochi scelti.

“La mia ricerca è qualcosa che forse alcuni genitori non gradirebbero, ma il mio lavoro dimostra che giocare a questo genere di videogiochi può avere effetti positivi sulla comunicazione, sulla flessibilità e l’ingegnosità delle menti dei giovani adulti – i videogiochi hanno quindi un importante ruolo nell’educazione secondaria e universitaria: il modo in cui essi sono progettati incoraggia il pensiero critico e il ragionamento, qualità spesso richieste ai laureati.”

Lo studio non si è certo basato solamente sui risultati dei due test, ma ha monitorato per tutto il tempo dell’esperimento le ore passate a giocare e a quale gioco, tenendo anche conto del genere, dell’età, degli interessi e della predisposizione di ogni studente per diverse materie.

Non è la prima e non sarà l’ultima indagine sugli effetti positivi dei videogiochi sulla mente umana, ma lo studio di Matthew Barr si è concentrato finalmente anche sugli effetti riscontrati su studenti universitari, ragazzi e ragazze la cui età, di solito, lascia pensare a uno sviluppo già concluso. Molti studi si sono focalizzati su bambini e ragazzini la cui formazione può essere accompagnata dai vantaggi portati da un videogioco, ma a quanto pare anche da “bambini grandi” si è soggetti all’influenza positiva del medium.

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