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Effetto Brexit anche per gli atenei, l'università di Manchester taglia oltre 170 posti
Attualità
Lunedì 15 Maggio 2017

Effetto Brexit anche per gli atenei, l'università di Manchester taglia oltre 170 postiDopo l'addio delle banche anche il mondo accademico si prepara a fare le valigie. La più antica università del Paese lascia a casa 140 docenti e altri 30 lavoratori, giustificandosi con l'addio britannico alla Ue

Fonte: la Repubblica
di Enrico Franceschini

La più grande università d’Inghilterra taglia il numero di docenti, dando la colpa alla Brexit. E’ il primo annuncio di questo tipo in campo accademico, ma non rappresenta una sorpresa: da mesi le più importanti università inglesi affermano che l’uscita dall’Unione Europea provocherà un calo del numero di studenti provenienti dal continente e un conseguente ribasso delle loro entrate. A dare il via a un’operazione risparmio è la University of Manchester, che con 40 mila studenti e uno staff di 12 mila dipendenti, tra cui più di 7 mila insegnanti e ricercatori, è la più grande università nazionale.

La decisione di tagliare 171 posti di lavoro, tra cui 140 fra i docenti, è stata giustificata in un comunicato con le incertezze provocate dalla Brexit oltre a riduzioni dei finanziamenti pubblici. Classificata come la quinta migliore università del Regno Unito e la 35esima migliore del mondo nelle graduatorie internazionale, l’università di Manchester vanta tre premi Nobel nel suo corpo accademico e alcuni dei corsi più prestigiosi di tutto il Paese. I tagli, equivalenti a circa il 10 per cento del personale, colpiranno in particolare le facoltà di arte, lingue, biologia, medicina e business. “Vogliamo rimanere una delle più importanti istituzioni universitarie globali, ma perché ciò sia possibile dobbiamo assicurarci la nostra sostenibilità economica nel lungo periodo”, afferma un portavoce.

Non tutti gli osservatori però concordano che la Brexit sia una causa diretta della riduzione dei posti. “Non vediamo ragioni economiche per una decisione di questo tipo”, commenta Sally Hunt, direttrice di University College Union, il sindacato degli insegnanti universitari. “L’università di Manchester ha un bilancio in ottime condizioni”. Secondo i dati pubblici, l’università ha chiuso il 2016 con un attivo di 59 milioni di sterline, dopo avere chiuso in perdita di 19 milioni l’anno precedente. Ha riserve di 1 miliardo e mezzo di sterline, di cui oltre 400 milioni in contanti. Ma i suoi responsabili sostengono che il declino dei finanziamenti statali e l’incertezza generata dalla Brexit costringono a ridurre le spese per non trovarsi in problemi maggiori nei prossimi anni. Come che sia, è un altro segno di contrazione dell’economia britannica. Dopo la fuga delle banche dalla City, si profila il ridimensionamento delle università, altro punto di forza, come il settore finanziario, della Gran Bretagna.

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