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Siete abbastanza intelligenti per Oxbridge? Dipende anche dal colloquio individuale PDF Stampa E-mail
Attualità
Giovedì 15 Ottobre 2009 09:14
oxbridge“Oxbridge” è l’unione di due parole: Oxford e Cambridge. Le due migliori università di Gran Bretagna, e d’Europa. Fabbriche di primi ministri, grandi scienziati, grandi letterati. E naturalmente di premi Nobel

Fonte: la Repubblica
di Enrico Franceschini

Ogni anno, migliaia di studenti, britannici e stranieri, cercano di iscriversi. Solo una minoranza ci riesce. Dipende dai voti, dipende dalle raccomandazioni (che qui in genere sono esplicite, ossia lettere di sostegno e di merito), non dubito che in certi casi dipenderà dalle donazioni fatte dai genitori al college e dal lignaggio della famiglia, oltre che dal tipo di elitaria scuola media da cui lo studente è uscito (Eton, una per tutte).

Ma dipende anche dal colloquio individuale. Chi supera le selezioni sulla base di voti e documentazione scritta, viene chiamato a un colloquio. Nel quale il candidato-iscritto deve rispondere a delle domande. Conosco un ragazzo, figlio di miei amici, diplomato col massimo dei voti, che è stato respinto, a Cambridge (dove voleva iscriversi a giurisprudenza), perchè non ha risposto in modo abbastanza soddisfacente a una domanda sulla sentenza Roe vs Wade della Corte Suprema americana che legalizzò l’aborto negli Stati Uniti. In genere, però, non c’è una risposta esatta e una sbagliata.

Gli esaminatori vogliono vedere il modo in cui ragiona il candidato. Vogliono capire che tipo è. Se è materiale da Oxbridge. Ora è uscito un libro, nel Regno Unito, che raccoglie le domande poste da Oxford e Cambridge agli studenti che sperano di ottenere l’iscrizione. Si intitola “Do you think you’re clever enough” (Pensate di essere abbastanza intelligenti?). Per chi desidera fare un piccolo test, eccone qualcuna. “Cosa succederebbe se bruciasse la facoltà di lettere classiche?”; “C’è troppa gente al mondo?”; “Una girl-scout ha un’agenda politica?”; “Come descriverebbe una mela?”; “Quanti granelli di sabbia ci sono nel mondo?”; “Quali libri possono farle del male?”; “Che cosa le fa pensare che io stia pensando a qualcosa?” – chissà se qualche studente ha mai avuto la faccia tosta di rispondere: “Cosa le fa pensare che io voglia rispondere a simili scemenze?”, magari lo avrebbero accettato subito.
 

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