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| Vuoti d’organico, in Italia donne e stranieri i dottori del futuro |
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| Attualità |
| Lunedì 12 Ottobre 2009 10:20 |
Più pensioni che lauree, nel 2017 undici milioni di italiani senza medico. L'allarme dell'Ordine: il numero chiuso blocca troppi candidatiFonte: La Stampa di Elena Lisa Reparti e pronto soccorso vuoti. Corsie e ambulatori deserti. L’ospedale del futuro, quello del 2020, è il sogno di ogni paziente. Ma c’è un particolare: mancheranno i dottori. Chirurghi e infermieri, radiologi e anestesisti, ortopedici e rianimatori scarseggeranno fino a scomparire. Un’assunzione ogni 4 pensionamenti e, nel 2017, 11 milioni d’italiani dovranno fare a meno del medico di famiglia. Vuoti d’organico che prevedono, fin d’ora, una soluzione: assumere stranieri, come nel Regno Unito, in Germania e in Danimarca. Eppure in Italia le «vocazioni» non mancano. Gli iscritti a Medicina aumentano: nel 1985 erano 28.561, oggi sono 46.195. Nel mirino di associazioni e professori universitari è il numero programmato di sbarramento della Facoltà che lascerebbe a casa troppi aspiranti dottori. Compresi quelli che sarebbero necessari per rimpolpare le fila in settori sguarniti come chirurgia, radiodiagnostica e medicina preventiva: «Nel 2008 sono stati 8364 gli studenti iscritti - spiega Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo, Federazione nazionale dell’ordine dei medici, chirurghi ed odontoiatri -. Tolto il 25% che, in media, non arriva alla laurea restano in 6.000 quelli che, tra 10-15 anni, entreranno a regime dopo la specializzazione. In quel quinquennio, andranno in pensione in 15.000 mila. Ecco i conti: usciranno in 15 mila, entreranno in 6 mila. Siamo già sotto organico». Queste le cifre della Federazione: nell’anno in corso stanno lavorando 343 mila professionisti tra i 30 e i 70 anni (età media 49,8 anni). Se il tasso d’iscrizione a Medicina rimanesse invariato (la media negli ultimi 10 anni è di circa 6.200 all’anno), nel 2029 i dottori scenderebbero a 280 mila (63.698 in meno), con una età media superiore ai 54 anni. La pianificazione Una programmazione d’iscritti che mal si adatta alla nuova società, alle patologie che cambiano e alle tecniche in trasformazione della medicina: «Il by pass è superato, l’ulcera si cura con i farmaci, nascono meno figli e servono più geriatri. Cambiamenti strutturali di cui lo sbarramento, così com’è concepito, non tiene conto», dice Gabriele Pellissero, docente di igiene e organizzazione sanitaria all’Università degli Studi di Pavia e direttore scientifico dell’ospedale Policlinico San Donato, a Milano. Aggiunge «Dove insegno si sono presentati ai test d’ammissione 1.253 ragazzi per 220 posti. L’Università dovrebbe selezionare durante la formazione, non a priori con un quiz». E sulla formazione pone l’accento Gabriele Peperoni, segretario generale della federazione dei medici: «L’Università funziona bene nel trasferire conoscenze, meno nell’insegnamento della pratica. Il servizio sanitario nazionale deve diventare la palestra dei futuri dottori». Va detto però che la politica restrittiva dell’Università non è la sola responsabile del calo di assunzioni che metterà in crisi anche il sistema pensionistico della professione. Con la specializzazione in tasca, oggi, i medici fanno i conti con bilanci, tagli, riduzione di personale e contratti atipici. I «gettonisti» Nelle strutture pubbliche lavorano «gettonisti» con partita Iva. Soprattutto biologi e chimici pagati a ore. Poche settimane fa, il coordinamento nazionale dei Medici Competenti ha denunciato alla procura e alla Finanza di Ravenna una gara al ribasso, bandita dall’amministrazione comunale di Ravenna, per la fornitura di «personale esperto in tutela di salute e sicurezza sul lavoro». A vincerla un’azienda di servizi che ha proposto 241.576 euro anziché 693.300 per 5 anni di assistenza tecnico amministrativa e la nomina di un medico competente. Risultato: per il dottore tariffe più basse rispetto alla media di oltre il 60 per cento e qualità del servizio tutto da stabilire. Dice Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo: «Bisogna correre ai ripari: non tenere conto delle lacune nel sistema sanitario nazionale equivale a perderlo». |
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