| Gelmini: «La classifica del Times conferma l'urgenza della riforma» |
| Attualità |
| Venerdì 09 Ottobre 2009 09:52 |
Il ministro: «L'obiettivo sarà promuovere la qualità, premiare il merito e abolire gli sprechi»Fonte: Corriere della Sera La classifica del Times «conferma clamorosamente quello che abbiamo sempre sostenuto, cioè che il sistema universitario italiano va riformato con urgenza». Lo afferma il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, riferendosi alla graduatoria che colloca agli ultimi posti gli atenei italiani. TRA GLI ULTIMI - «Siamo agli ultimi posti nelle classifiche mondiali. Per questo motivo - sottolinea - presenteremo a novembre la riforma dell'Università, con l'obiettivo di promuovere la qualità, premiare il merito, abolire gli sprechi e le rendite di posizione. È risibile il tentativo di qualcuno di collegare la bassa qualità dell'Università italiana alla quantità delle risorse erogate. Il problema, come ormai hanno compreso tutti, non è quanto si spende (siamo in linea con la media europea) ma - osserva il ministro - come vengono spese le risorse destinate all'università. Spesso per aprire sedi distaccate non necessarie e corsi di laurea inutili. Tutto questo deve finire. Mi auguro di non dover più vedere in futuro - conclude - la prima università italiana al 174mo posto». DECLEVA (CRUI) - Alla classifica del Times risponde il presidente della Conferenza dei rettori, Enrico Decleva. «Il sistema universitario italiano è indietro», dice. Ma il rettore della Statale di Milano non accetta del tutto il verdetto, stilato su criteri «fatti apposta per valorizzare una particolare tipologia di università», quella statunitense e anglossassone, mentre altre classifiche «ci danno risultati più favorevoli». «Ad ogni inizio d'autunno la classifica arriva puntualmente a ricordarci quanto il sistema universitario italiano sia indietro rispetto agli standard di eccellenza mondiali - afferma -. E ogni anno è peggio». Per Decleva, però, «il peggior uso possibile» in Italia di queste classifiche «sarebbe quello di usarle come alibi per non fare nulla o per non fare quanto sarebbe necessario». Il presidente della Crui chiede però di «interrogarsi sugli indicatori che producono quella particolare classifica», fatti per premiare gli atenei anglosassoni, «assunti come modello anche dai paesi asiatici che stanno ottenendo i risultati più brillanti». Ma nelle classifiche internazionali in cui «prevalgono, tra gli indicatori usati, quelli riferiti alla produzione scientifica, la nostra collocazione è decisamente migliore», conclude Decleva, tenuto conto anche di «quello che il Paese investe» e di «alcune indubbie criticità o negatività che ci affliggono». |
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