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| L’Aquila: il sisma dello scorso 6 aprile non ha "ucciso" l’università |
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| Attualità |
| Martedì 29 Settembre 2009 09:00 |
In molti pensavano che tra le conseguenze negative del terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo, ci potesse essere l’abbandono da parte degli studenti dell’Aquila della loro università. E', invece, successo il contrarioFonte: Unimagazine di Flavio Sirna In molti pensavano che tra le conseguenze negative del terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo, ci potesse essere l’abbandono da parte degli studenti dell’Aquila della loro università (27.168 iscritti nell'anno 2008-2009). Ed invece, dopo la presentazione del nuovo anno accademico, avvenuta l’11 settembre scorso (durante la quale è stata sottolineata la ripresa dell’attività di ricerca sperimentale che sarà effettuata nell’ambito della fisica della materia, che si aggiunge a quella mai interrotta nel campo delle ricerche svolte presso i laboratori nazionali del Gran Sasso e a quelle del gruppo di Fisica dell’atmosfera/Cetemps) è successo il contrario, perlomeno per quanto riguarda alcuni corsi di laurea. Il preside della facoltà di Medicina e Chirurgia, Maria Grazia Cifone ha, infatti, sciorinato con soddisfazione i numeri dell’ateneo: 2.169 le domande degli aspiranti ai 120 posti del corso di laurea in Medicina e chirurgia, 2.564 per le lauree di area sanitaria, 809 per i 12 posti di odontoiatria e protesi dentaria. Per quanto riguarda il corso di laurea in economia e commercio, sono stati in 140 circa a sostenere il primo test non selettivo obbligatorio che si è svolto in data 23 settembre 2009. 460 invece coloro che hanno sostenuto la prova di ammissione al corso di laurea in Scienze della Formazione primaria. Per la preside, a contribuire al successo non solo le caratteristiche intrinseche dell’università abruzzese, definita da molti a “misura di studente”, ma soprattutto l’accordo siglato tra il ministro Gelmini ed il rettore dell’Università dell’Aquila Di Orio, che ha sancito l’esonero dalle tasse universitarie per un triennio (le domande di trasferimento sono pervenute in particolar modo dall’Università di Tor Vergata). Ha prevalso quindi, anche negli studenti, la voglia di ricostruire il loro percorso universitario (sono state solo 22 le domande di nulla osta per quanto riguarda il corso di Medicina e Chirurgia), insieme a tutto il resto. Risultano ancora seriamente danneggiati sia l’ospedale che altre strutture e la mancanza di una sede per la Facoltà di Lettere e Filosofia ha costretto il preside Di Orio a dirottarla momentaneamente presso l’ex-carcere minorile sito in zona Acquasanta. Non mancano però i problemi e le proteste, soprattutto relative agli alloggi (indiscrezioni parlano che al momento risultano disponibili solamente 1000 posti letto su circa 13.000 studenti fuori sede) come hanno voluto sottolineare qualche giorno fa le diverse rappresentanze studentesche: “Manca completamente un piano circa la residenzialità studentesca, lasciata esclusivamente al mercato privato e oggetto di vergognose speculazioni sui prezzi. Inoltre, il fondo istituito per venire incontro ai ragazzi disagiati non è sufficiente a garantire le borse di studio a tutti gli idonei ”. Qualcosa sembra muoversi in tal senso, perlomeno così risulta dalle parole della preside di Medicina e Chirurgia Maria Grazia Cifone. E’ stato infatti inviato un finance project che prevede la costruzione di circa 700 alloggi che dovrebbero essere pronti entro febbraio (dove, tra i condicio sine qua non risiede anche la questione-prezzo, che non dovrebbe superare i 150-200 euro). Inoltre, in una delle sedi distaccate dell’ateneo, la Reiss Remoli, la parte alberghiera sarà riservata agli studenti. A ciò si aggiunge l’agevolazione della quale usufruiranno i 4 mila che hanno risposto al censimento effettuato, nel quale hanno dichiarato di avere un contratto d’affitto regolare ma per una casa inagibile a causa del sisma (circostanza che gli consentirà di essere equiparati agli sfollati nonostante non siano effettivamente residenti e di poter essere i fruitori delle case in costruzione). Anche i comuni limitrofi si sono attivati positivamente, mettendo a disposizione appartamenti non affittati (i comuni sono stati 16). Segnali positivi, ma che si dovranno tradurre ben presto in fatti concreti, se si vuole davvero una ripresa concreta anche dell’attività universitaria. |
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