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| Cibi grassi? Danno alla testa e "uccidono" il senso di sazietà |
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| Attualità |
| Giovedì 17 Settembre 2009 08:40 |
Non c'è da stare allegri: un bel piattone di patatine fritte o una super coppa di gelato possono mandare in tilt le aree del cervello che regolano il senso di sazietà, facendole finire in corto circuito anche per tre giorniFonte: TGCOM In questo periodo, di conseguenza, i segnali e gli accorgimenti "salva linea" che il nostro fisico mette in atto spontaneamente per evitarci di ingurgitare troppo cibo, sono altrettanto KO. E' il nostro cervello, in effetti, che invia allo stomaco il segnale che è ora di smettere di mangiare e questo, in teoria, dovrebbe cautelarci contro le abbuffate. Invece, basta un solo pasto troppo ricco di grassi perché il nostro stomaco continui a riceve il messaggio sbagliato, ossia che abbiamo ancora fame. Questo è il motivo per cui, anche se ci siamo letteralmente abbuffati, continuiamo a sentire fame ai pasti successivi e facciamo più fatica a contenerci anche nei giorni successivi alla grassa scorpacciata. Lo dimostra una ricerca di Deborah Clegg, del Soutwestern Medical Center dell'Università del Texas. L'esperta ha scoperto che i grassi in eccesso finiscono direttamente nel cervello e qui bloccano il lavoro degli ormoni, tra cui la leptina e l'insulina, normalmente deputati a regolare l'appetito e a "spegnerlo" quando lo stomaco è pieno. In questo modo, paradossalmente, quando mangiamo troppo facciamo più fatica a sentirci sazi e continuiamo a mangiare. La ricerca, pubblicata sul Journal of Clinical Investigation, è stata condotta sui topolini, e dimostra che gli animali sottoposti a una dieta troppo ricca di grassi soprattutto se saturi, manda letteralmente in tilt i centri di controllo della fame. I topolini, insomma, continuano a mangiare, E occorrono ben tre giorni perché le cavie riescano a "riordinare le idee" e a ripristinare il corretto invio del segnale di sazietà, ragion per cui anche nei giorni successivi la voglia di cibo non diminuisce. Il colpevole è soprattutto un grasso saturo, l'acido palmitico. Spiega l'esperta: "Normalmente il nostro corpo ci dice quando ne ha abbastanza, ma questo non accade nel caso di cibi particolarmente buoni, Abbiamo mostrato che l'intera chimica del cervello può cambiare in un brevissimo lasso di tempo. Insomma, quando si magia un cibo molto ricco di grassi - prosegue - il cervello va in tilt e si diventa resistenti al messaggio che arriva da insulina e leptina". I ricercatori sono riusciti a fotografare l'azione di tre diversi tipi di grassi nel cervello di alcuni animali, somministrati con metodi diversi. Sono stati usati l'acido palmitico, presente in cibi come burro, formaggi, latte e carne, gli acidi grassi monoinsaturi e l'acido oleico, che si trova nell'olio di oliva. Gli studiosi hanno visto che l'acido palmitico, presente in grandi quantità negli alimenti ricchi di grassi saturi, riduce specificamente l'abilità di insulina e leptina di attivare una cascata di segnali intracellulari che ci fanno interrompere il pasto quando siamo sazi. Aggiunge la scienziata: "L'acido oleico non lo fa per niente, dunque questa azione è molto specifica dell'acido palmitico". Anche se lo studio è stato condotto sugli animali, aggiunge l'esperta, conferma la fondatezza delle raccomandazioni dei nutrizionisti sul fatto di limitare l'assunzione di grassi saturi. Ingannando il cervello, "ti portano a mangiare di più", conclude la studiosa. |
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