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Nuova nota ministeriale aggroviglia il circolo vizioso Gelmini-università PDF Stampa E-mail
Attualità
Mercoledì 16 Settembre 2009 09:46
gelminiIn sostanza, questo documento ministeriale preannuncia che, a breve, verranno emanati dei decreti correttivi al sistema di regole esistente sulla base del quale le università costruiscono la loro offerta formativa

Fonte: Europa Quotidiano
di Giliberto Capano

Mentre le università non conoscono ancora il preciso ammontare dei finanziamenti pubblici per l’anno corrente (non è una bufala, è la verità), mentre i rettori hanno in atto uno complessa negoziazione con il governo al fine di ridurre il taglio delle risorse statali il 2010, mentre il ministro Gelmini tiene nel cassetto la sua proposta di riforma della governance universitaria e dei concorsi sperando che Tremonti ceda, dando più soldi agli atenei e quindi diminuendo le possibili resistenze dei rettori alla riforma gelminiana, mentre accade tutto questo (cioè ancora nulla), ecco che, per mostrare che qualcosa sta accadendo, arriva una nota ministeriale della Gelmini stessa che annuncia “ulteriori interventi per la realizzazione e qualificazione dell’offerta formativa nella prospettiva dell’accreditamento dei corsi di studio” delle università.
In sostanza, questo documento ministeriale preannuncia che, a breve, verranno emanati dei decreti correttivi al sistema di regole esistente sulla base del quale le università costruiscono la loro offerta formativa. Il documento ministeriale osserva alcune persistenti inefficienze della didattica universitaria: troppi corsi di laurea; troppi curricoli dentro i corsi di laurea; troppi docenti a contratto; troppi studenti (il 20%) che abbandonano dopo il primo anno; troppi studenti che si iscrivono alle lauree magistrali invece che immettersi sul mercato del lavoro appena conseguita la laurea triennale; troppe sedi universitarie decentrate con un numero irrisorio di studenti.
Molti di questi problemi sono certamente reali, anche se risulta sovradimensionata l’enfasi posta sul numero, considerato eccessivo, dei corsi di laurea (perché in prospettiva comparata con gli altri paesi non è affatto vero che abbiamo troppi corsi di laurea). Insomma, tutto sommato, l’analisi della situazione della didattica universitaria italiana con cui si apre questo documento è quasi totalmente condivisibile (si tratta, peraltro, di dati pubblici e ben conosciuti dagli addetti ai lavori).
La strumentazione preannunciata per correggere queste storture lascia, però, decisamente perplessi. Perché si persiste con una strategia procedural- regolamentare del governo rispetto alle “autonome” decisioni sulla didattica delle singole università. Una strategia di regolamentazione progressiva e sempre più stringente che è iniziata fin dal 2001, quando per la prima volta vennero fissati dei requisiti minimi (di professori, di aule, di laboratori) che le università dovevano rispettare per attivare i propri corsi di laurea.
Siamo di fronte ad una specie di circolo perverso in cui le università, poiché si governano in modo autoreferenziale, tendono a disegnare un’offerta didattica irrazionale, incoerente e spesso confusa; la risposta del centro del sistema è quella di fissare regole e limiti apponendo precisi vincoli quantitativi e regolamentari; la reazione delle università a questo comportamento dello stato è quella tipicamente italiana di fronte alle “regole”: l’aggiramento, l’escamotage, l’adattamento solo formale. E così via.
Un circolo perverso che la nuova nota ministeriale rischia di far ulteriormente aggrovigliare.
A pagare per tutto questo sono, ovviamente, gli studenti, che si trovano di fronte a continui cambiamenti dei piani di studio, e le strutture d i base delle sciando loro la libertà di decidere come fare, salvo poi valutare ex-post il grado di raggiungimento di questi obbiettivi e legando ad essi una parte significativa dei finanziamenti? Perché non riusciamo ad abbandonare gli strumenti di politica pubblica ereditati dal passato di cui abbiamo già sperimentato l’inadeguatezza? Perché continuiamo a farci del male?
 

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