| Roma ha fatto la stupida ieri sera (ma grande show e tanti duetti) |
| Appuntamenti |
| Lunedì 22 Giugno 2009 18:35 |
Altro che Roma Capoccia. Piuttosto, Roma Spogliata: dai suoi stessi abitanti, indifferenti ormai a qualunque evento non gratuitoFonte: La Stampa di Marinella Venegoni Qui ne vedranno di tutti i colori tutti i giorni (e tutte le notti), ma hanno colpevolmente snobbato una serata come quella di ieri, all'Olimpico, dove al concerto benefico «Corale per l'Abruzzo» - che voleva tirar su soldi per la ricostruzione dell'Università dell'Aquila - sono arrivati in 22 mila secondo i dati ufficiali, di fronte a una capienza di 70 mila, dando spettacolo di scarso impegno e massima distrazione. Alla fine, avendo lavorato tutti ma tutti gratis (la presentatrice Serena Dandini mi ha confessato di aver dovuto mandare a comprare la lacca per i capelli, a proprie spese), entreranno alla fine alle casse dell'Università, in un capitolo del bilancio acconciamente bloccato, 450 mila euro: all'Università ci rifaranno a malapena l'atrio, se come dice il rettore Ferdinando Di Orio i danni del terremoto (che è tornato a cantare solo ieri mattina) per la struttura ammontano a 300 milioni di euro: «La vita dell'Aquila gira tutta intorno a noi, senza Università non c'è futuro», confessa. Ohi, ohi: se aspettate i romani, state freschi. E dunque, per tornare a citare Venditti, Grazie Roma un corno. Ma peggio per chi non c'era, perché la serata - non mandata in onda da nessuno - è stata autenticamente ricca, spumeggiante, calorosa, simpatica, fin dall'ouverture con la «Marcia 99» di Prokofiev eseguita dall'Orchestra dell'Abruzzo: con tutte le star generosamente a disposizione per una volta nella vita, e Dandini e Panariello a scambiarsi le battute e a far ridere che neanche su Raiuno in tempi lontani («Se ti dico "Ragazze dell'Est" che cosa ti viene in mente?» diceva lei a lui, e lui: «Le feste a Palazzo Grazioli»). Tutti si sono dati un gran daffare. Hanno provato duetti e sfizi fra i marmi delle loro case o fra le mura di studi di registrazione, e poi si sono passati la voce. Trascinante il debutto di Pino Daniele con la sua chitarra, e poi via al vocione di Mario Biondi («Chi è, la De Filippi?» ha chiesto Panariello bendato), e a Barbarossa, Zarrillo, Minghi coperti dai cori prima dell'arrivo di un invocato Claudio Baglioni tutto preso dai duetti con Mannoia che tentava un'ardita operazione minimalista su «Amore Bello», o con Morandi su «Un mondo d'amore». Ripercorrere tutto ciò che è successo è quasi impossibile. E' stata comunque una serata che, grazie a duetti nati in libertà e non condizionati da registrazioni, ha in qualche modo riscritto molte delle canzoni più amate della tradizione popolare: Mannoia - protagonista, in quanto unica signora in un parterre di maschi - ha praticamente trovato il repertorio per il prossimo album, scatenandosi anche con Dalla su «Anna e Marco» e con altri; Baglioni ha baglionizzato il Fossati di «Mio fratello che guardi il mondo» e anche un po' il Venditti di «Roma Capoccia»: fra lui e Renato Zero invece, su «I migliori anni della nostra vita», è stata una bella gara. Indenni sono passati dal palco Nicola Piovani, Ennio Morricone, Armando Trovajoli (accompagnato da De Sica e Ferilli in «Roma nun fa la stupida stasera») con le loro musiche di composta bellezza. Ormai stucchevole, invece, Giuliano Sangiorgi con le sue arditezze vocali: si sogna che si studi un futuro meno rococò; dovrebbe fare uno stage con Gino Paoli al quale è toccato invece, inconsuetissimo partner, Renato Zero, ideatore della kermesse. Una serata piena dell'arte dei romani, ma con poca Roma... |
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