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Intervista Litfiba, il 6 febbraio a Roma: «Non ci molliamo più» PDF Stampa E-mail
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Lunedì 16 Gennaio 2012

Intervista Litfiba, il 6 febbraio a Roma: «Non ci molliamo più»«Siamo gli stessi, maturati. Quando ci siamo lasciati Piero non sapeva cosa fosse un computer, oggi ha un suo studio personale. E io sono decisamente migliorato come chitarrista» dice Ghigo

Fonte: Il Messaggero
di Marco Molendini

Litfiba forever. Piero Pelù e Ghigo Renzulli si giurano eterna fedeltà, dopo anni di incomprensioni e lo cantano pure: «Se accettiamo che ognuno è fatto come è fatto/se io non cambio te/ tu non cercare di farlo con me/ sai che funzionerà soltanto la diversità», dice Tra te e me, una delle dieci canzoni a tutto rock del nuovo album, Grande nazione. «Quando stiamo insieme c’è un formidabile alchimia Litfiba. Restiamo persone molto differenti, ma abbiamo voglia di stare insieme». Insomma, il passo è stato lungo, ma la reunion funziona. La separazione, il riavvicinamento, il cemento del tour dell’anno scorso, le canzoni scritte insieme («lui dice cose e io l’accompagno, tutto con molta spontaneità», sottolinea Ghigo), il nuovo disco, che esce martedì a tredici anni dall’ultimo, un film autobiografico, Cervelli in fuga nei cinema italiani da lunedì in una sorta di Litfiba day, quindi un tour con tre anteprime (Firenze il 2 febbraio, Roma il 6, Milano il 10).

Il ritrovarvi vi ha dato una sorta di scossa. Ne è venuto un disco muscolare, che non ha nulla da invidiare ai primi Litfiba per energia anche se, diciamolo, non siete più ragazzini: Piero è prossimo cinquantenne (il 10 febbraio), Ghigo è vicino ai 60 (li fa l’anno prossimo).
«E’ la gioia di aver scoperto che in due è meglio, c’è più scambio e non c’è più l’ansia di dover dimostrare di saper fare cose per proprio conto», risponde Ghigo.

Forse siete anche cambiati.
«Siamo gli stessi, maturati. Quando ci siamo lasciati Piero non sapeva cosa fosse un computer, oggi ha un suo studio personale. E io sono decisamente migliorato come chitarrista» dice Ghigo.
«Abbiamo fatto l’errore di esserci sciolti perché non avevamo più comunicazione tra noi. Oggi abbiamo chiarito tante cose», aggiunge Piero.

Sopportate i reciproci difetti. Ne avrete, no?
«Siamo due testoni. Ma questo può essere anche un vantaggio. A volte ci sono scontri, del resto siamo all’opposto come caratteri. Io, lo so, sono un rompicoglioni», dice Piero.

Il disco è duro e furibondo. Prende di mira la politica. E riesce insieme a evocare il bunga bunga (in Fiesta tosta) e Totò con il suo Vota Antonio (in Tutti buoni).
«Ci siamo resi conto che avevamo un premier che si poteva identificare con Mick Jagger e Keith Richards. Peccato che non fosse una rock star, ma un primo ministro. Quanto a Vota Antonio ci sembrava un buon modo per chiudere un pezzo sulla casta politica», sostiene Piero.

Il titolo dell’album è Grande Nazione, ovviamente dedicato all’Italia...
«Il titolo fa parte di una Trilogia ideale cominciata con l’antologico Stato libero dei Litfiba ma è anche un modo per spingere sull’orgoglio del nostro Paese. È evidente che se vogliamo sperare in una terza Repubblica, è importante che Monti dimostri che certe cose possano davvero cambiare», risponde Piero.

L’uscita del disco sarà coronata da un tour. Avete già in mente come sarà il concerto?
«Molto rock e niente schermi o aspetti scenici troppo forti. Altrimenti sembra di stare davanti alla tv e non si respira la vera dimensione live», spiega Ghigo.

E la scelta dei brani?
«Ci saranno quasi tutte le nuove canzoni del disco più qualche rarità come La preda o Cane, che non cantavamo da moltissimi anni. Poi faremo vedere il documentario Cervelli in fuga, in cui raccontiamo l’Italia di oggi». Parola di Piero e Ghigo.

 

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