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| Se per gli ultimi c'è ‘Salam’. Sabina Universitas ospita Emergency |
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| Appuntamenti |
| Lunedì 21 Giugno 2010 |
Una occasione perduta per gli assentiFonte: Il Giornale di Rieti di Rosella Vivio Tutti impegnati a scrivere "cahiers de doleances" alla presidente Polverini, invocazioni vibranti perché non revochi l'assessorato a Cicchetti, politici e rappresentanti della varia dirigenza locale hanno disertato un interessante incontro organizzato da Sabina Universitas. Venerdì scorso nella sala dei convegni di via Roma, il gruppo locale di Emergency ha presentato l'ultima realizzazione dell'associazione fondata da Gino Strada che, come è noto, porta assistenza sanitaria e chirurgica nelle zone di guerra e di povertà. L'ultima creatura di Emergency è nata nel 2007, nella zona periferica di Khartoum, in Sudan, stato africano uscito da una sanguinosa guerra civile soltanto da cinque anni. In un territorio dove regnano deserto e miseria e dove il sistema sanitario non esiste, distrutto dalla lunga vicenda bellica interetnica tra arabi musulmani e neri cristiani (c'è un medico ogni centomila abitanti) è nata una struttura ospedaliera di avanguardia per la chirurgia cardiaca. Il nome dell'ospedale è Salam, "pace" nella lingua araba e, senza retorica, è davvero un fiore nel deserto. I cittadini reatini, gli studenti che si apprestano a diventare infermieri presso l'università sabina e l'universo tutto dell'establichment locale, disertando l'incontro hanno perso un'occasione straordinaria per riflettere su che cosa è la guerra, che cosa è la povertà, che cos'è una sanità centrata intorno ai bisogni del malato e che offre cure ed il meglio delle conquiste tecnologiche anche agli "ultimi", titolari, comunque, di diritti umani. Che cosa vuol dire essere operatori sanitari che svolgono la delicata funzione del prendere in carico il malato senza confonderla con un mestiere qualunque. Che cosa vuol dire, infine, ma è cosa di primaria importanza, la razionalizzazione delle risorse senza dimenticare nessun bisogno. A Salam, istituto realizzato in tre soli anni, dal 2004 al 2007, la pulizia è rigorosa (bisogna combattere contro il deserto e la povertà), c'è l'aria condizionata ottenuta con tecniche di risparmio energetico, e l'accesso ad internet, senza fili, è in ogni locale. Il blocco chirurgico, poi, è formato da 3 sale operatorie e terapia intensiva. Esistono sistemi di sterilizzazione, apparecchi per le ecografie e corsie con 48 posti letto. A questo vanno aggiunte le lavanderie, una sala giochi per bambini, una biblioteca, una foresteria per ospitare i parenti che arrivano da tutta l'Africa centrale, una sala di ricreazione per lo staff. Per i casi gravi e distanti da Khartoum c'è un elicottero privato. Ai presenti in sala, non è sfuggito quanto farebbe bene al nostro sistema regionale prendere a modello la cultura sanitaria di Emergency, impegnata in ogni modo ad evitare sprechi mentre realizza l'offerta di cura d'eccellenza. E lo fa non solo in un istituto straordinario come quello sudanese, dove esistono attrezzature mai viste nemmeno in tanti istituti del cosiddetto primo mondo, ma dovunque arrivano i suoi ospedali. Avviene anche in Afghanistan, dove madri imbrattate di sangue portano figli con arti maciullati e volti atterriti. Vi arrivano fiduciose. Sanno che lì troveranno cure gratuite prestate da ottimi operatori provenienti da tutto il mondo e da quelli locali, formati dall'associazione. Come riesce Gino Strada a fare tutto questo? Con i contributi privati e come fanno tutti coloro che, per dirla con Socrate, rispondono ad un "daimon", ad una forza interiore impellente di filantropia. Ne sono stati "vittime" S. Francesco, Teresa di Calcutta, Gesù stesso, portatore di quella cultura che ha posto le basi dell'umanesimo, religioso e laico. Il dottor Maurizio Chiarinelli, vicepresidente dell'università reatina, facendo gli onori di casa, ha espresso una giusta considerazione: Emergency non ha connotazioni politiche. Emergency è solo interessata a promuovere l'aiuto umanitario e la cultura dei diritti umani e della pace. Chi pensasse il contrario sbaglierebbe. |
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