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L’Africa incontra la Sapienza con il congresso: “L’immigrazione per lo studio e lo sviluppo dell’Africa” PDF Stampa E-mail
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Martedì 18 Maggio 2010
L’Africa incontra la Sapienza con il congresso: “L’immigrazione per lo studio e lo sviluppo dell’Africa”Sensibilizzare i giovani sul tema dell’integrazione culturale è possibile quando si tratta di condivisione e opportunità

Fonte: Corriere dell'Università e del Lavoro
di Tiziana Petruzzelli

Nei giorni scorsi presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Sapienza, studenti provenienti da paesi e percorsi di studio diversi, hanno partecipato al congresso: “L’immigrazione per lo studio e lo sviluppo dell’Africa”.

L’evento, fortemente voluto dalla dott.ssa Julie Messago, presidente dell’Associazione Donne Africane Mefomegwi, nasce come approfondimento di un “dibattito continuo” sull’immigrazione africana in Italia. Sottolinea la dott.ssa Messago: “l’organizzazione è impegnata nel settore sociale, sanitario e culturale per lo sviluppo dell’Africa attraverso il vero protagonista di questo cambiamento: lo studente africano”. Citando Madre Teresa di Calcutta, ci ricorda come “ogni cosa che facciamo è una piccola goccia nell’oceano, ma se non la facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”. Mefomegwi ha organizzato un laboratorio di tessuti ed una mostra di utensili, gioielli e accessori e un’esposizione di libri sull’Africa, come testimonianza delle “risorse dei “pensieri” di chi ha fatto qualcosa di concreto”.

Il dott. Mathurin Tadonkeng, vicepresidente dell’Associazione Salotto Africano, racconta la sua storia di studente africano in Italia, laureatosi in Scienze Politiche alla Sapienza, all’inizio degli anni ‘90: “L’Italia non era affatto la meta preferita, vista ancora una meta lontana e indefinita. Chi lasciava il proprio paese, andava negli Usa, in Gran Bretagna, in Germania e in Francia”. Tuttavia, ricorda Tadonkeng, le opportunità che offriva erano le stesse dei paesi aderenti alla Comunità Europea: “I permessi per le visite di studio, alla pari della Francia, avevano un costo minimo, abbordabile anche per famiglie africane non particolarmente abbienti”. Il tallone d’Achille del nostro paese, evidenzia Tadonkeng, la burocrazia lenta e, a volte, inefficace, nell’assistenza agli stranieri, non comunitari. I tempi biblici nel ricevere il permesso di soggiorno, lo portava a una situazione di clandestinità “sostanziale”. Non capiva inoltre, la diversa accezione tra il termine “straniero” ed “extra-comunitario”: il primo di fiducia, il secondo, pericolo. “Perché”, si chiede, “i media raffigurano solo africani affamati e disperati e non considerano i 6.000 gli extracomunitari che si laureano?”. La realtà di uno studente africano è condizionata dall’equazione sociale, nero= extracomunitario= povero. “Uno zaino in spalla, fa di me automaticamente un venditore di cd”. É necessario un cambiamento sociale e delle norme di ingresso più flessibili. Per esempio, se uno studente africano (nel suo caso, camerunense) si iscrive a una determinata facoltà (la richiesta del visto studente comporta l’immatricolazione universitaria, prima di espatriare) non può cambiare corso di laurea, durante gli anni di studio.

Concorda con Tadonkeng, l’avvocato congolese Feli Ndimba Bilolo, laureatosi in Giurisprudenza a Tor Vergata, legale e consulente in varie associazioni multiculturali, sul bisogno di norme di immigrazione più attenta ai bisogni degli immigrati. In relazione alla legge Turco-Napolitano (n° 40/1998) commenta: “non è possibile, in così poco tempo, imparare la lingua, mantenersi agli studi, superare i pre-esami di accesso per i permessi di soggiorno e trovare lavoro” e sulla Bossi-Fini (n°189/2002) dichiara: “l’immigrazione spesso è usata a titolo propagandistico”. Lo studente straniero deve essere aiutato perché è un “prodotto italiano”… “É la cultura italiana che mi ha accolto, che mi ha insegnato il diritto e mi ha permesso di diventare un avvocato. Questo è il messaggio che va diffuso”. Fondamento della conoscenza, come elemento aggregante della società, oltre ogni barriera culturale.

Proprio al fine di promuovere la conoscenza reciproca tra stranieri e italiani e, in particolare, a sostegno dei bambini, è nata l’Associazione Più Culture del II Municipio di Roma. Paola Piva, volontaria dell’associazione, dichiara che i bambini sono una risorsa fondamentale per la stessa integrazione dei genitori. Gli studenti “nati qui” sono portatori di una cultura nuova e cosmopolita. La seconda generazione di immigrati, in veste di collante tra due realtà linguistico-culturali e rappresenta un elemento fondante per una società all’insegna dell’integrazione e dell’arricchimento reciproco.

Conferma l’impegno di collaborazione con Mefomegwi, il dott. Domenico Maiuri, presidente dell’Eurosapiens, (associazione studentesca dell’Università Sapienza), anche in relazione ai rapporti di partenariato tra i paesi europei e il continente africano. “Dal 2005 ad oggi, un milione e 700 persone in media sono lavoratori e studenti africani che si formano nelle università europee. Il 53% viene in Europa: la maggior parte si sposta in Francia. In Italia solo il 2%”. Gli stessi governi africani cominciano a puntare su progetti accademici che riguardano la formazione e la scuola, perché non c’è sviluppo se non c’è formazione nei rispettivi stati”. In “anteprima” svela l’opportunità di erogazione di borse di studio per ragazzi africani, nell’ambito del programma Erasmus Mundus. La curiosità è l’inizio della conoscenza, poi serve interagire e “l’altro” non sembra più così lontano.
 

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