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Speciale Forum PA 2018: il contributo di ricerca e formazione alla sostenibilità
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Giovedì 31 Maggio 2018

Speciale Forum PA 2018: il contributo di ricerca e formazione alla sostenibilitàQual è il contributo della scienza e della formazione alle grandi sfide sociali, economiche, ambientali del nostro tempo? E come trasformare l’intera filiera della conoscenza – dalla scuola alla ricerca – in agente di cambiamento verso un modello di sviluppo sostenibile?

Fonte: Researchitaly.it

Risposte a domande attuali come queste sono arrivate dall’incontro Istruzione, formazione e ricerca: la nostra road map per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca-MIUR, nell’ambito dell’edizione 2018 di Forum PA.

L’evento è stato l’occasione per condividere obiettivi e traguardi del Piano di educazione alla sostenibilità: un programma articolato in 20 azioni, lanciato lo scorso anno dal MIUR al fine di rendere pienamente coerenti le politiche nazionali sull’istruzione, la formazione e la ricerca con i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile al centro dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Il Piano avviato dal MIUR riguarda, in particolare, l’obiettivo istruzione di qualità, che nell’Agenda dell’ONU si colloca al quarto posto, dopo povertà zero, fame zero, salute e benessere. Seguono altri 13 obiettivi.

A ben vedere, “fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti” – come recita per esteso il quarto obiettivo – rappresenta un presupposto fondamentale per realizzare l’intero modello di sviluppo delineato dall’ONU da qui al 2030, come è stato ricordato nel corso dell’evento.

Il quarto obiettivo è il centro di una raggiera che si estende agli altri 16 obiettivi di sviluppo sostenibile, perché il sapere e l’educazione sono la leva principale per diffondere la sensibilità verso tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030”, ha sottolineato Marco Mancini, Capo del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del MIUR. L’invito è a concepire il sapere come frutto della complementarietà tra “sapere e imparare”, secondo l’insegnamento del filosofo e, in tempi lontani, ministro dell’Istruzione Benedetto Croce, richiamato da Mancini.

Le 20 azioni di cui si compone il Piano di educazione alla sostenibilità coprono tutto lo spettro delle attività del MIUR – dall’edilizia scolastica alla formazione dei docenti, dall’amministrazione centrale all’accesso all’università, dalla didattica alla ricerca – come ha illustrato Carmela Palumbo, Capo del Dipartimento per la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del MIUR.

Lo stato di attuazione dell’intervento, a un anno di distanza, è decisamente avanzato: il 75% delle attività individuate dal Piano è, infatti, già stato realizzato.

Iniziative finalizzate a coinvolgere le scuole e i docenti sui temi della sostenibilità sono state presentate da Maria Assunta Palermo, Direttore Generale Ordinamenti scolastici e valutazione del sistema nazionale di istruzione del MIUR.

Sul fronte dell’istruzione universitaria, Marco Mancini ha illustrato l’impatto delle misure messe in campo dal MIUR per la promozione del diritto allo studio – con l’introduzione nel 2017 della no tax area – e un più incisivo sostegno all’orientamento, anche attraverso il Piano Nazionale Lauree Scientifiche. Interventi, questi, che già contribuiscono a un incremento delle immatricolazioni e alla riduzione della distanza tra il numero di laureati italiani e la media europea.

Ad azioni di vasta portata come queste si affiancano poi iniziative più specifiche, messe in campo dal MIUR con l’obiettivo di indirizzare l’università e la ricerca verso gli obiettivi dell’ONU, come l’attivazione di circa 60 borse di dottorato su tematiche relative alla sostenibilità.

Per diffondere, condividere e promuovere buone pratiche a livello universitario, intanto, si è costituita dal 2015 la Rete di Università per lo Sviluppo Sostenibile: un’iniziativa promossa dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane-CRUI, di cui ha parlato Luca Pietromarchi, Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre.

La ricerca, dal canto suo, contribuisce in molti e inaspettati modi al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Un’ampia varietà di esempi in tal senso è stata presentata da Speranza Falciano, Vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Nel campo della salute e benessere – terzo obiettivo dell’Agenda ONU – trovano applicazione per la diagnosi e la cura di importanti malattie non solo i frutti della ricerca biomedica, ma anche tecnologie sviluppate per altre discipline, come la fisica degli acceleratori di particelle.

La ricerca di base – quella cioè guidata dalla curiosità per la conoscenza – può dimostrarsi poi estremamente utile per l’undicesimo obiettivo, relativo alla costruzione di città sostenibili. Rilevante, in questo senso, il contributo offerto da tecnologie sviluppate nell’ambito della fisica a soluzioni innovative per la mobilità urbana e lo studio dei beni culturali.

E se è facilmente immaginabile il ruolo della ricerca scientifica per la realizzazione del settimo obiettivo ONU – relativo alla transizione verso sistemi energetici puliti e sostenibili – meno scontata, ma non meno importante, è la rilevanza del ritorno degli investimenti in ricerca di base per l’industria nazionale – un ambito, questo, su cui insiste il nono obiettivo dell’Agenda 2030.

Sul tema dell’uguaglianza di genere – quinto obiettivo di sviluppo sostenibile – sforzi rilevanti degli enti di ricerca sono focalizzati a ridurre il divario nella partecipazione delle donne alle scienze, come dimostrano diverse iniziative avviate dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall’INFN. Tra queste il progetto GENERA, volto a superare gli stereotipi di genere nel campo ricerca, coinvolgendo il mondo della scuola.

Nel complesso, l’impegno della comunità scientifica per il raggiungimento degli obiettivi universali è e dovrà essere sempre più orientato alla cooperazione – sedicesimo obiettivo ONU – come testimoniano le grandi collaborazioni a cui la comunità scientifica nazionale partecipa, in grado di unire pacificamente i popoli verso scopi comuni.

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