| La Società e gli Uomini |
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I Sabini, austeri e laboriosi, prodi e frugali si credeva discendessero dal dio spartano Sabus, un dio simile all'Ercole dei Latini (e la leggenda dell'orgine spartana ben si adattava a giustificare la loro bellicosità). Sabus era il padre di Sabino, il loro divino progenitore, l'altra dea era Vacuna, protettrice delle arti, dei boschi e delle messi. Ma a parte le leggende, solo scarse notizie sulla lingua e sulla loro religione.
Si sa che disciplinarono con continue emigrazioni la loro fecondità. Si sa che celebravano il suggestivo rito del Ver Sacrum, in origine una solenne consacrazione agli Dei di tutto ciò che sarebbe nato nella successiva primavera. Più tardi, il rito si trasformò in un esodo sacro a cui partecipavano i giovani e le fanciulle che, al tempo della loro nascita, erano stati votati ai Numi. Le primavere acre dei Sabini dettero origine a molti popoli italici, gli Ernici, gli Equi, i Mari, i Sabelli, i Sanniti e i Piceni. Le più antiche elazioni dei Sabini (prima con i Latini e poi con i Romani) non sempre furono pacifiche. Il ratto delle Sabine è il ricordo leggendario di un accadimento storico. Un conflitto che si concluse in una alleanza. Romolo ed il sabino Tito Tazio sono la traccia che adombra una associazione politica fra le due stirpi, probabilmente stipulata a conclusione di un lungo periodo di contese per l'esercizio in comune del potere regio che prevedeva l'alternarsi di romani e di sabini quali supremi reggitori della cosa pubblica romana. Questa alleanza, comunque, si riferisce alle popolazioni sabine che abitavano nella pianura al confine con il Lazio. Diversa fu la sorte delle popolazioni dei monti più gelose della loro indipendenza, che di conseguenza furono debellate. Nel X secolo le scorrerie dei Saraceni e degli Ungari mutarono profondamente le abitudini di vita delle popolazioni e così prese avvio il fenomeno dell'incastellamento. I castelli, collocati in posizioni strategiche dettero origine ai centri abitati che oggi fanno la bellezza ed il carattere del paesaggio. Quando il territorio, sottratto all'influenza dell'Abbazia di Farfa, fu ricondotto sotto il dominio della Santa Sede, la pastorizia e le attività agricole furono la principale risorsa delle popolazioni. Nel Settecento, si esportava olio, vino e legname, ed i traffici commerciali avvenivano con navigazione lungo il fiume Tevere. Un ruolo importante ebbe il marmo di Cottanello, utilizzato per le 44 colonne della basilica di s. Pietro a Roma e per altre chiese romane. Ma alla fine del Settecento, la Sabina era una delle province più povere dello stato pontificio, con forti spinte all'emigrazione. |



