| I Luoghi |
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...Sequitur regio quarta gentium vel fortissimarum Italiae... "segue la quarta regione, che comprende le genti più valorose d'Italia" ..Plinio, Storia naturale, III, 106: la regio IV dell'Italia augustea Il nome della Sabina è come il nome di Roma, vivo e vitale. Ha sfidato i secoli. Affonda le radici nella leggenda. Asseconda il tempo e si trasforma. Assume l'identità del nostro reale.
La Sabina, importante porzione della regio IV augustea, si incuneava tra l'Umbria ed il Piceno e si estendeva su un ampio territorio. Il confine umbro seguiva il corso del fiume Nar (oggi Nera). Il confine Piceno seguiva, lungo lo spartiacque dell'Appennino, i gruppi montuosi dei Monti Sibillini e del Gran Sasso. Territorio vario e non omogeneo, che comprendeva la vallata superiore del fiume Aternus (Pescara), le valli aspre e montuose dei fiumi Nar (Nera) e Avens (Velino), mentre la Sabina tiberina, era un territorio fertile che le valse fama di ricchezza. Dopo la terza guerra sannitica una parte di questo territorio fu confiscato e distribuito in piccoli lotti individuali a cittadini romani. Secondo molti scrittori latini fu allora, nel momento in cui sottomisero la Sabina, che i Romani conobbero per la prima volta la ricchezza. I centri abitati sabini, composti da più villaggi, erano disseminati nella campagna, il territorio, quindi offriva una urbanizzazione rurale ottima per la produzione agricola e divenne prediletto luogo di riposo e di villeggiatura e vi sorsero numerose e splendide ville. Nella Sabina, che Varrone definiva come il territorio più ubertoso d'Italia, l'attività economica più rilevante era l'allevamento. Le alte terre offrivano eccellenti pascoli estivi alle greggi che trascorrevano l'inverno nelle piane del Lazio o della Puglia settentrionale e che seguendo una fitta rete di tratturi si spostavano periodicamente in transumanza. Ma è presente e ritorna spesso anche il concetto di un suolo ricco e particolarmente vocato agli oliveti ed ai vigneti. |



