La Società e gli Uomini PDF Stampa E-mail

Le montagne, si sa, sono la casa degli dei, ma i boschi, si dice, ospitano fate ed elfi e tutte quelle presenze che di volta in volta possono essere benefiche o diavolesche. Nella tradizione delle antiche società rurali, si credeva e si conviveva con questi spiriti che erano ritenuti origine e causa della fortuna ma anche del malocchio e delle malattie. Erano pochi (più spesso donne che uomini) quelli che avevano la conoscenza dei riti, dei segreti, e delle fasi lunari. Il potere delle erbe era la sapienza del controllo della fortuna, e della guarigione. Quindi Artigli di drago (verbena) per le profezie, Eufrasia per la divinazione del tempo atmosferico, Achillea per i riti magici, Anemone dei boschi per curare il mal di testa e Barbasso per allungare la vita. L'Edera proteggeva il latte, le greggi, e tutti i prodotti caseari, (quindi edera, caprifoglio e sorbo rosso, intrecciati in corone, sotto ai contenitori del latte). Dente di leone, Ginepro, Lichene per il cuore. Lisimachia per allontanare i cattivi spiriti. Nocciolo per la divinazione con l'acqua e latte di nocciola per far crescere forti i bambini. Piantaggine o erba della salute, era rimedio per molte malattie ma soprattutto allontanava gli spiriti dai letti dei piccini ed impediva che, invidiosi, li rapissero. Il Biancospino era sacro ed il Sorbo rosso era albero magico per potenti incantesimi. Poteri magici nel Sambuco, la sua linfa applicata alle palpebre donava la Seconda Vista, piantato fuori dalla casa proteggeva gli abitanti e l'acqua fiorita del sambuco era usata per affezioni dell'occhio e della pelle, per bruciori ed escoriazioni. La farmacopea si intrecciava alla magia. La magia era nella quotidianità. Il bel paese di Cantalìce conserva ricordi di streghe, venivano dai boschi vicini e si nascondevano fra le ombre amiche dei molti portici, così alle streghe ha dedicato alcune giornate di studio, con incontri e racconti.

Il bosco, sacro nella civiltà romana, rimase sacro anche nel medioevo, un po' più affollato di streghe e di diavoli, ma molto frequentatato anche dagli uomini, perché la montagna era una miniera a cielo aperto, i boschi offrivano spontaneamente frutti, noci, corniole, ribes, fragole, funghi ed il misterioso tartufo. Le castagne erano pane, i querceti davano legna per riscaldare gli uomini e ghiande per l'alimentazione dei maiali. Le api selvatiche producevano miele selvatico nel cavo degli alberi. (lo zucchero arriverà solo molto tardi, nel basso medioevo). C'era anche la caccia, ma ben presto fu solo riservata ai signori, quindi si cacciava poco e di frodo. Ma anche i signori non se la passavano tanto bene e non mangiavano molta carne. Nel Medioevo i metodi di cottura erano solo due, le pietanze erano bollite o arrostite. Spesso entrambe le cose, in sequenza. La poca carne disponibile proveniva soprattutto da animali vecchi, macellati perchè inabili al lavoro. Quindi la carne doveva bollire molto, poi era pestata perché si sfibrasse, e quindi condita con aromi per nasconderne il sapore. Le salse erano a base di erbe o di frutti del bosco. Il vero simbolo di ricchezza erano le spezie. Una libbra di zafferano poteva valere un cavallo di razza e poche noci moscate, quanto una mezza dozzina di buoi. Nel pasto non esisteva la sequenza dei piatti. Tutte le pietanze, venivano portate in tavola contemporaneamente, quindi si magiavano cibi freddi, in ambienti freddi ed il cibo era tagliato in piccoli pezzi facili a prendersi, perché si mangiava con le mani e perché i denti non erano in buone condizioni.

 

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